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Crisi Alitalia, tornano gli scioperi Fallita la mediazione al ministero

Il 23 febbraio si fermano piloti, hostess e il resto del personale Alitalia: lo sciopero viene annunciato ufficialmente oggi dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl dopo che ieri è saltata al ministero del Lavoro la procedura per scongiurare la protesta. Azienda e parti sociali sono molto distanti, dopo che i vertici della compagnia un mese fa hanno disdetto in modo unilaterale il contratto nazionale.

Ormai sia il governo Gentiloni che i sindacati aspettano solo il piano industriale: «Vogliamo un piano di rilancio — spiega il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio —. I soci privati hanno deciso di continuare ad investire e questo è un fatto positivo. Aspetto entro fine mese il documento pronto e validato». E sull’ipotesi che la compagnia torni a essere pubblica, Delrio taglia corto: «Non c’è questa prospettiva». Intanto Ryanair torna a corteggiare Alitalia: il ceo Michael O’Leary avverte però che, per cooperare con gli irlandesi, dovrà prima liberarsi dai vincoli con Air France.

Comunque il board della compagnia (al 49% partecipata da Etihad) è impegnatissimo dal 23 gennaio scorso quando ha varato una drastica riduzione dei costi, pari a 160 milioni solo nel 2017, operazione appoggiata anche dalle banche finanziatrici (Unicredit, Mps e Intesa). E sul piano industriale stanno lavorando anche i consulenti esterni Roland Berger e Kpmg, che andranno ad affiancare Lazard. Allo studio ci sarebbero due diversi modelli di business: uno per il lungo raggio ed uno sul medio-breve. Per quest’ultima soluzione sono circolate due ipotesi, oltre alla creazione di un proprio ramo low cost, anche la possibile cessione di questa attività a Ryanair o a Easyjet.

Sul fronte sindacale crescono tensione e preoccupazione: «Come ha detto il ministro Calenda, questo management è inaffidabile», attacca Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. «Non conosciamo il piano industriale, Alitalia ha disdetto il contratto collettivo e ha violato alcuni accordi — rincara la dose Nino Cortorillo, segretario nazionale della Filt Cgil —. E c’è l’incognita sugli esuberi». Nessuno ufficialmente ha fatto numeri, ma circolano voci di tagli da mille a quattromila lavoratori. Del resto Alitalia perde circa 1 milione al giorno. «Siamo pronti come sempre a fare la nostra parte — aggiunge Cortorillo —. Serve, però, una vera strategia per capire che cosa farà la compagnia nel medio-corto raggio e nel lungo raggio e con chi si alleerà». Parole condivise da Emiliano Fiorentino (Fit Cisl) che sulle proposte di Ryanair dice: «Ben vengano intese per tutelare l’occupazione, ma per fare accordi commerciali con Alitalia, prima la low cost irlandese deve adeguarsi a leggi italiane e contratti di settore. Altrimenti questi progetti porterebbero inevitabilmente a dumping sociale». «Di certo — osserva Cortorillo — Alitalia non può diventare una low cost in 24 ore».

Francesco Di Frischia

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