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Crisi Alitalia, il richiamo del governo «Prima il piano, poi il dossier esuberi»

Il piano industriale per i prossimi cinque anni di Alitalia c’è già, ma il governo chiede che sia condiviso da tutti gli azionisti. È un documento di 158 pagine redatto dall’amministratore delegato Cramer Ball. Ciò che manca (ancora) è la conoscenza «dettagliata» da parte di tutti gli interlocutori. Soprattutto le due banche, azioniste e creditrici: Intesa Sanpaolo e Unicredit. Disposte a convertire ulteriori crediti in azioni per credere ancora in una compagnia in grado di tornare all’utile. Da oggi e per i prossimi giorni Ball incontrerà tutti i soci per spiegare come intende rovesciare la compagnia come un calzino. Rivoluzionando la strategia sul corto e medio raggio. Chiudendo, se necessario, alcune tratte fortemente in perdita. E ampliando, se possibile, l’offerta sul lungo raggio. Il più remunerativo. Soprattutto verso il nord-America. Con la sponda del governo, attivando le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti per convincere Delta Airlines a concedere i diritti di volo verso alcune destinazioni (San Francisco e Los Angeles).

Ieri all’incontro al ministero dello Sviluppo c’era Gaetano Micciché, di Intesa Sanpaolo, neoconsigliere di Alitalia. Gianni Franco Papa, direttore generale di Unicredit. E anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, azionista di Alitalia. Soprattutto il rappresentante della holding a monte dell’aeroporto di Fiumicino, hub di riferimento della compagnia. E poi c’era l’esecutivo. Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo e Graziano Delrio, titolare delle Infrastrutture. Entrambi hanno chiesto di avere in mano il piano dettagliato quanto prima. Per cominciare a discutere di esuberi. Le ricadute sociali ci saranno. Alitalia ha bisogno di un’importante sforbiciata ai costi di struttura. E l’azienda è sovradimensionata, almeno in rapporto alle concorrenti, nel personale di terra e negli uffici. I vertici di Alitalia, per questo, incontreranno domani i sindacati per capire come ridurre al minimo l’impatto sui lavoratori. Saranno necessari gli ammortizzatori sociali e piani di ricollocazione per le eccedenze. All’incontro non c’era Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Alitalia. Era ad Abu Dhabi per incontrare gli azionisti di Etihad per convincerli della necessità di una svolta. Anche per non lasciare quote di mercato ai rivali Emirates e Qatar Airways. Etihad è controllata dal governo emiratino. Fonti vicine al dossier rivelano la necessità da parte delle banche di una discontinuità nel rapporto con Etihad, al 49% di Alitalia. James Hogan, attualmente vicepresidente della compagnia, sarebbe verso l’uscita. Nel consiglio di amministrazione dovrebbe entrare un componente del governo di Abu Dhabi, socio a monte di Etihad. Perché, è il ragionamento, è necessario un confronto stretto tra gli azionisti in Consiglio. L’identikit sarebbe quello di Ahmed Ali Al Sayegh, anche nel direttorio dell’authority dell’Energia di Abu Dhabi.

Fabio Savelli

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