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Criptovalute, l’anonimato aiuta il riciclaggio

L’anonimato delle criptovalute è il principale ostacolo alla lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Questo quanto emerso durante il workshop «taxation and fight against money laundering: crypto currencies, digitalization and the European semester» (la tassazione e la lotta al riciclaggio di denaro: le criptovalute, la digitalizzazione e il semestre europeo) tenutosi ieri presso la Commissione per i reati finanziari, evasione ed elusione fiscale del Parlamento europeo (Tax 3). Secondo il professor Robby Houben dell’università di Antwerp, se si vuole affrontare i problemi del riciclaggio di denaro e dell’evasione legati alle criptovalute, è necessario trovare una soluzione all’anonimato. Ci sono, infatti, alcune monete digitali che prevedono l’anonimato completo e altre quello parziale, attraverso l’uso di pseudonimi nella piattaforma digitale. Secondo Houben, mentre l’anonimato parziale può essere aggirato tramite strumenti informatici raffinati, quello totale non può essere risolto. Ma è proprio all’interno alle criptovalute che utilizzano questi sistemi anonimi, che si annidano i comportamenti criminali. La soluzione è quindi la registrazione obbligatoria. In questo modo, sarebbe molto più semplice tracciare il flusso delle valute digitali e risalire al nome del soggetto che si nasconde dietro la valuta digitale. Molto si può fare a livello europeo per risolvere questi problemi, ma numerosi problemi tecnici ostacolano il passaggio. Soprattutto perché la maggior parte delle criptovalute viene creata in Cina e quindi sarebbe auspicabile una soluzione globale. Anche la stessa Autorità bancaria europea (Eba) ha più volte richiesto che vengano delineate regole globali per disciplinare il mercato cripto. Nella ricerca di Houben, viene però anche evidenziato come il quadro giuridico Ue del le criptovalute risulti essere inadeguato e non al passo con i tempi. Un aspetto non considerato è la «mancanza di intermediari». Alcune criptovalute, infatti, non necessitano di intermediari perché sono esclusivamente digitali. L’unico strumento dietro queste è il solo computer. In questi casi, le attività di manipolazione e di usi illegali si moltiplicano. Proprio per questo l’Ue, secondo lo studio, dovrebbe rendere obbligatoria la presenza di un intermediario umano, per avere un soggetto responsabile in caso di illecito. Altro aspetto da tenere presente, nelle future normative, è la blockchain. Questa tecnologia non ha come obiettivo il riciclaggio di denaro e dunque «deve essere tenuta fuori» da ogni decisione. Anzi, sottolinea lo studio, in molti paesi questa viene usata per migliorare l’efficienza dei sistemi pubblici e la condivisione dei dati.

Giorgia Pacione Di Bello

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