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Crimini finanziari, la Ue vuole un’agenzia contro il riciclaggio

Sulla scia di alcuni recenti scandali finanziari, la Commissione Ue ha presentato ieri nuove proposte legislative per rafforzare la lotta contro il riciclaggio del denaro sporco nell’Unione europea. Avendo preso atto che la semplice collaborazione tra autorità nazionali non è sufficiente, l’esecutivo comunitario ha deciso di rafforzare il quadro regolamentare e proporre la nascita di un organismo europeo, dotato di potere di vigilanza sulle istituzioni finanziarie più esposte

«Ogni nuovo scandalo di riciclaggio del denaro è uno scandalo di troppo (…). Abbiamo fatto passi da gigante negli ultimi anni e le nostre norme antiriciclaggio sono ora tra le più severe del mondo. Ma devono essere applicate in modo coerente e monitorate da vicino per essere sicuri che funzionino davvero. Ecco perché oggi stiamo compiendo passi coraggiosi per contrastare il riciclaggio di denaro», ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

La proposta di creare una nuova autorità nella lotta ai crimini finanziari è certamente il piatto forte delle proposte comunitarie. Il nuovo ente dovrà preparare un codice di vigilanza in questo campo (relativo anche alle criptovalute); sorvegliare direttamente le istituzioni più esposte; e coordinare il lavoro delle autorità nazionali. Il nuovo organismo dovrebbe vedere la luce nel 2024 e avere circa 250 dipendenti, di cui 100 dedicati alla vigilanza delle istituzioni più a rischio.

La nuova autorità, che potrà imporre sanzioni finanziarie, avrà due organismi. Un comitato esecutivo guidato da un presidente e composto da altri cinque membri permanenti e indipendenti; e un consiglio generale composto dai rappresentanti degli enti nazionali. La struttura rispecchia quella della Banca centrale europea. Mentre il consiglio generale sarà chiamato ad adottare norme regolamentari, il comitato esecutivo prenderà le decisioni riguardanti singole istituzioni finanziarie o singole autorità nazionali.

Un via libera alla proposta di Bruxelles era giunto dai ministri delle Finanze nel novembre scorso (si veda Il Sole 24 Ore del 5 novembre 2020). A molti osservatori, la cooperazione tra i Paesi membri è parsa insufficiente in questi anni; ma fino all’ultimo alcuni governi hanno osteggiato l’idea di un’autorità in comune, preferendo mantenere libertà a livello nazionale. Tra questi l’Estonia, al centro di uno scandalo che ha coinvolto la Danske Bank tra il 2007 e il 2015. Resta che il negoziato tra Parlamento e Consiglio sarà difficile.

L’obiettivo è di monitorare il mercato unico con un assetto federale e non più confederale. Commentava nei giorni scorsi l’eurodeputato verde tedesco Sven Giegold: «La struttura di governo prevista da Bruxelles è un importante passo avanti rispetto alla struttura di altre autorità di vigilanza europee (…) Gli interessi comuni dell’Unione sono al centro della scena e l’influenza degli Stati membri è limitata». Europol ha stimato recentemente che circa l’1% del Pil annuale dell’Unione europea è coinvolto in attività finanziarie sospette.

Un ultimo aspetto relativo alle proposte comunitarie presentate ieri qui a Bruxelles riguarda l’ipotesi di un nuovo limite nelle transazioni in contanti: non più di 10mila euro in tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Secondo la Commissione europea, i limiti nazionali più bassi potranno comunque restare in vigore. Attualmente, in Italia, il tetto è di 2.000 euro. Il tentativo è chiaramente di arginare per quanto possibile il finanziamento della criminalità e del terrorismo.

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