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Crimi: avanti la mediazione sulla riforma del copyright

Sul tema della riforma Ue al copyright lo scontro fra le posizioni dei favorevoli e quelle dei contrari non accenna a placarsi. Anzi, la temperatura sembra salire mentre si avvicinano i round negoziali, fra Consiglio Ue, Commissione ed Europarlamento, del 3 e 13 dicembre. E se all’interno della Ue si starebbe puntando a spingere per una chiusura dell’accordo entro metà dicembre, la partita – almeno stando alle notizie che arrivano da Bruxelles – sembra ancora tutta da giocare. Sicuramente da non dare per conclusa.
Ieri sul tema è intervenuto il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, che prendendo spunto e replicando a un articolo del Qn, ha voluto segnalare la barra dritta del Governo nella contrarietà a questa versione del testo: «Teniamo ferma la nostra posizione sul diritto d’autore e lo facciamo anche nel dialogo in corso con la Commissione e con il Consiglio Ue». Una posizione che, tiene a specifica Crimi, non è «contro “ogni forma di tutela del diritto d’autore”: noi siamo contrari agli articoli 11 e 13 che, viceversa, ammazzano la tutela dei diritto d’autore». Dunque «la mediazione sta andando avanti e il testo sarà migliorato».
Lavori in corso, quindi, alla ricerca di una necessaria intesa per evitare il naufragio di un lavoro che ha trovato conclusione in un ok del Parlamento Ue alla proposta di direttiva, a metà settembre, ma sul quale pende la spada di Damocle dello scioglimento dell’Europarlamento, in primavera.
I punti caldi riguardano l’articolo 11 e il 13. Il primo introduce l’obbligo di pagamento per gli “snippet” degli articoli giornalistici che compaiono in rete (misura che punta dritto a Google News o Facebook ) e il 13 prevede che le piattaforme online esercitino un controllo, molto stretto, su ciò che viene caricato dai loro utenti, così da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore.
Il dibattito si fa dunque sempre più aspro. Si pensi a casi come quello di Youtube che ha invitato gli youtuber a schierarsi, lanciando l’hashtag #saveyourinternet. con l’idea di fondo che la riforma spingerebbe verso la chiusura della piattaforma. Dall’altra parte c’è chi segnala il rischio chiusura per Google News. Richard Gingras, vicepresidente di Google News, non ha nascosto che questo potrebbe accadere, come già avvenuto in Spagna nel 2014, con gli editori che poi hanno accusato un forte calo di traffico sui propri siti. In estrema sintesi e volendo semplificare al massimo, questo scontro politico ed economico vede da una parte i produttori di contenuti (favorevoli alla riforma per un riequilibrio degli introiti del lavoro intellettuale) e dall’altra le piattaforme che agevolano la diffusione dei testi. E non se le mandano dire.

Andrea Biondi

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