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Creval, via alla cartolarizzazione da 1,4 miliardi di sofferenze

Il Credito Valtellinese mette a segno l’attesa cartolarizzazione da 1,4 miliardi di crediti in sofferenza. E lo fa registrando un prezzo nettamente superiore alle attese. A quanto risulta al Sole 24Ore, l’operazione, denominata Elrond, prevederebbe infatti la cessione dei crediti a un prezzo stimato attorno al 34,5% del valore lordo, pari a circa 485 milioni circa in termini netti.
Il prezzo di vendita – che non è stato comunicato dalla banca – sarebbe dunque ben superiore alle stime iniziali di valorizzazione incorporate nell’action plan dell’istituto, fissate attorno al 29%. La perdita derivante dalla cessione produrrà un impatto che sarà gestibile dal punto di vista patrimoniale. Considerati tutti i costi (e a valle della svalutazione dei 31 milioni della quota in Atlante) la banca stima un impatto negativo di circa 120 bps sul Cet1 ratio, che atterrerebbe così all’11% circa, in linea con la guidance interna, contro un 7,75% fissato nel quadro del processo Srep.
Il dato relativo al prezzo della cessione come detto non è stato comunicato dall’istituto ma si può dedurre dal valore del tranching delle note. L’istituto guidato da Mauro Selvetti ha perfezionato l’accordo per una cartolarizzazione che, si legge in una nota diffusa in serata, prevede una tranche senior per 464 milioni di euro, che godrà della relativa alla garanzia dello Stato (Gacs), per cui ora partiranno le consuete richieste; una tranche mezzanina da 42,5 milioni – provvista di rating – e una tranche junior del valore di 20 milioni. Queste due ultime tranche sono state cedute a un investitori specializzato che comprerà il 95% dei due segmenti. Ipotizzando che la mezzanina sia stata venduta a un valore scontato del 50%, e l’equity a un valore nullo, l’incasso netto complessivo per la banca si attesterebbe a 485 milioni circa, che valgono appunto circa il 34,5% dei 1,4 miliardi lordi. Il valore non solo è più alto delle previsioni, ma è ben distante da quel 15-20% indicativo a cui oggi sono disposti a comprare sul mercato diversi fondi di investimento. Decisiva, in questo senso, sarebbe stata il set informativo relativo agli Npl, così come la buona qualità del collaterale sottostante.
Avviata lo scorso novembre, l’operazione consente alla banca presieduta da Miro Fiordi di compiere un importante passo avanti verso l’abbattimento dello stock dei crediti deteriorati. L’ammontare delle soffenze lorde è destinato a scendere da 2,6 miliardi lordi a circa 1,3 miliardi, permettendo così di abbattere l’Npl ratio lordo dal 27,2% di marzo 2017 al 21% circa. Il coverage ratio del complesso dei crediti deteriorati è stimato al 41% circa al 30 giugno, includendo gli effetti dell’operazione – rispetto a 41,6% al 31 marzo 2017 – mentre il coverage ratio delle sofferenze è stimato a circa 61%. «L’operazione è uno degli obiettivi prioritari dell’Action Plan 2017-2018 – spiega il direttore generale Mauro Selvetti – e rappresenta un passaggio fondamentale nel piano di de-risking del bilancio della banca sul quale il management è fortemente impegnato». Con questo deconsolidamento «miglioriamo i livelli di asset quality del gruppo, riportando l’Npl ratio a un livello prossimo ai peer diretti e più vicino alla media complessiva del sistema bancario italiano». In prospettiva, conclude il manager, «ci aspettiamo un miglior posizionamento di mercato» e «intendiamo continuare nell’implementazione della nostra strategia di miglioramento del profilo di rischio». Confermato un target di Npl ratio del 18% entro fine 2018 e la prosecuzione della ristrutturazione del modello di business.

Luca Davi

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