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Creval, utile a 100 milioni nel 2021 Fuori Npl e quote di minoranza

Un utile di 93 milioni circa al 2020 (138 al 2023), con un ritorno al dividendo dal 2021 e un payout ratio superiore al 50%. Luigi Lovaglio, ceo di Creval, svela il nuovo piano industriale al 2023 della banca valtellinese. L’istituto di Sondrio, nei piani del manager, dovrà fare soprattutto la banca commerciale, solida e con un basso profilo di rischio. Tradotto: fuori tutte le legacy del passato, in particolare sul fronte dei crediti deteriorati , tramite una unit dedicata a cui lavoreranno 50 persone. E piede sull’acceleratore delle attività core, ovvero i prestiti a famiglie e imprese piccole e medie, con una focalizzazione nei tradizionali territori serviti dalla banca, Lombardia in primis.

È un piano industriale che punta anzitutto ad essere credibile, quello presentato ieri dal banchiere potentino. Un piano senza particolari colpi ad effetto, va detto, ma che mira a rimettere la banca sulla strada della redditività sostenibile, peraltro sulla base di premesse molto conservative: l’Euribor a 3 mesi è stato fissato al -0,2% nel 2021, 60 punti base più in basso rispetto alle stime fatte da Prometeia (0,4%).

Difficile, vista la fase congiunturale, farsi troppe illusioni sull’economia italiana. Tuttavia, qualora si verificassero miglioramenti dello scenario macro, la banca avrebbe spazio per ulteriori incrementi, anche perché almeno in teoria esistono spazi ulteriori di manovra, a partire dal fronte dei costi, su cui Lovaglio annuncia risparmi per 40 milioni al 2021 e 55 milioni al 2023.

Dopo l’uscita a febbraio dell’ex ceo Mauro Selvetti, ieri peraltro si è completato il riassetto della struttura, che vede al riporto del ceo una direzione retail e una direzione small business, a cui si aggiungono una direzione Cost management e una “Financial stakes e non core assets”. Proprio in questa ultima area dovrebbero rientrare le partecipazioni di minoranza della banca, che punta così a razionalizzare il perimetro in una logica di valorizzazione del proprio investimento. Con gradualità, a quanto risulta al Sole 24Ore, la banca potrebbe dismettere le quote non strategiche tra cui Creset (40%, recupero crediti), GeneralFinance (46,81%, factoring), Globalbroker (30%) e Rajna Immobiliare (società immobiliare controllata congiuntamente con Pop. Sondrio).

L’altra direttrice d’intervento come detto sarà quella sugli Npl: l’ex ceo di Bank Pekao intende creare un portafoglio segregato di 1,9 miliardi di deteriorati, sofferenze e inadempienze probabili, su cui lavorare. Di questi, 800 milioni saranno ceduti entro il 2020. L’intenzione è far scendere l’Npe ratio lordo sotto al 7% al 2021, netto al 3,5%. «Vogliamo risolvere una volta per tutte il problema legato al nostro bilancio» che deve essere «più pulito», sottolinea il manager, che oggi e domani sarà a Londra e New York per incontrare alcuni investitori. L’M&A per ora è lontano: davanti alla banca ci sono almeno due anni di intenso lavoro in cui «pensiamo a crescere con i nostri clienti», evidenzia Lovaglio. A valle di questo processo, poi, «sono convinto che diventeremo più attraenti e poi potremo sederci al tavolo con chiunque e discutere una partnership».

 

Luca Davi

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