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Creval, sui conti 2014 pesano le rettifiche

Il Credito Valtellinese fa pulizia nei conti e chiude il 2014 con una perdita di 325 milioni di euro. Un rosso imponente, e di fatto atteso dal mercato, con cui la banca lombarda spesa interamente le maggiori rettifiche richieste dalla Banca centrale con l’Asset quality review (pari a 330 milioni di euro). L’innalzamento del livello di copertura dei crediti deteriorati al 37,2% non impedisce al gruppo di confermare il buon livello di solidità patrimoniali, come segnala un common equity tier 1 pari all’11,1% “fully loaded”. Una quota che permette al gruppo bancario guidato da Miro Fiordi di guardare con serenità al risiko che la riforma delle popolari, il cui decreto è in fase di conversione al Parlamento, è destinata ad aprire. «Noi siamo in campo e siamo in forma», dice Fiordi al Sole 24 Ore. D’altra parte, sottolinea il manager «vedremo come atterrerà il decreto, anche se il fatto di aver pulito i conti ci mette in una posizione tranquilla di fronte a qualsiasi scenario». Pienamente «confermati gli obiettivi del piano industriale», spiega il manager, che prevedono un utile di circa 80 milioni nel 2016.
Sotto il profilo delle perfomance economiche, il gruppo ha mostrato performance in crescita. I proventi operativi sono ammontati a 904 milioni (+9,2%); gli oneri operativi a 559 milioni (+11,2%); il risultato netto della gestione operativa è stato di 345 milioni (+6,1%). In crescita la raccolta indiretta, attestatasi a 12 miliardi (+7,2%) anche grazie alla partnership positiva con Anima, mentre i crediti verso la clientela si sono assestati a 19 miliardi (-5,9%).
«Si tratta di un bilancio di svolta – aggiunge il manager – con cui abbiamo aumentato il livello di copertura e di solidità, senza contare che abbiamo anche svalutato gli avviamenti per 131 milioni. Ora siamo pienamente compliant con le indicazioni della Bce dopo l’Aqr e abbiamo mostrato un buon andamento della gestione operativa ». Inoltre, ricorda Fiordi, «abbiamo ancora da giocare la carta della cessione della quota in Icbpi (per cui si parla di un incasso potenziale superiore ai 400 milioni, ndr) e l’approvazione dei modelli interni di rating».

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