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CreVal, l’Agricole vede 86 milioni di sinergie

Si prospetta una settimana all’insegna del botta e risposta tra Credit Agricole Italia e Credito Valtellinese in vista della partenza dell’Opa lanciata dall’istituto guidato dall’ad Giampiero Maioli, in calendario il 30 marzo. Ad aprire le danze è stata la pubblicazione del documento di offerta, in cui l’Agricole ha ribadito i progetti e le valutazioni alla base della decisione di presentare una proposta totalitaria a 10,5 euro per azione. L’operazione, secondo la controllata italiana della Banque Verte, porterà sinergie da 86 milioni lordi (50 sui costi e 36 da ricavo), a regime tra 3-4 anni, a fronte di oneri di ristrutturazione una tantum da 345 milioni. A queste cifre si affiancano 24 milioni derivanti dall’allineamento del costo del funding del Creval a quello dell’Agricole (in parte compensati da oneri per 15 milioni) e 35 milioni per l’eventuale modifica delle policy su credito e accantonamenti. Le prime stime «puramente teoriche e matematiche» permettono inoltre di calcolare la generazione di un badwill da 1,04 miliardi, da rivedere probabilmente al ribasso in seguito a ulteriori rettifiche su crediti, che secondo l’Agricole potrebbero avere «un impatto potenzialmente rilevante». L’istituto non mostra poi particolare entusiasmo per la possibilità di ottenere benefici fiscali grazie alle regole sulle imposte anticipate. «L’impatto dell’eventuale applicazione della normativa relativa alle dta», scrive infatti l’Agricole (assistito da Equita, Jp Morgan e BonelliErede), «a fronte di un costo aggiuntivo stimato pari a 66 milioni, permetterebbe solo di anticipare nel tempo una parte (331 milioni) dell’impatto positivo sul capitale regolamentare» che l’istituto «avrebbe in ogni caso e senza l’applicazione della recente normativa».

Fin qui la posizione dell’Agricole: a cavallo tra il week end e lunedì la palla passerà quindi al cda del Creval, chiamato a esprimersi sulle condizioni dell’offerta. Scontato il parere negativo a una proposta che sarà ritenuta insufficiente, in linea del resto con quella che sembra essere al momento anche l’opinione del mercato. A Piazza Affari il titolo Creval continua a trattare con un premio superiore al 14% sul prezzo opa (il titolo ieri ha chiuso a 11,976 euro), mentre la pattuglia di azionisti usciti allo scoperto per chiedere un rilancio (Alta Global, Hosking Partners, Petrus Advisers e Melgart Am) ha ormai raggiunto il 20% del capitale. Posizione presumibilmente non molto distante da quella della Dgfd dell’imprenditore francese Denis Dumont, che ha il 6,15% del Creval e che ha depositato una lista per il rinnovo del cda che conferma gli attuali vertici, a partire dall’ad Luigi Lovaglio e dal presidente Alessandro Trotter, con l’obiettivo di dare «continuità e stabilità alla governance».

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