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Creval, il Crédit Agricole migliora ancora l’offerta e si avvia oltre il 50 per cento

Non è stata una valanga di adesioni, ma c’è tempo fino a domani per consegnare le azioni Creval all’Opa dell’Agricole. A ieri i titoli in mano alla banca francese erano pari al 37,9% del capitale, ma nella notte precedente, dopo che l’Agricole ha migliorato le condizioni dell’offerta, la banca si è già portata potenzialmente al 52%. È molto probabile che una parte – forse significativa – di quegli impegni vincolanti ad aderire arrivati nella notte non si siano ancora trasformati fisicamente in titoli consegnati. Ma dopo il sì di Dumont e di molti fondi, anche di quelli che si erano pubblicamente espressi contro il prezzo dell’Agricole, la strada dovrebbe essere in discesa.
La chiave di volta è stato proprio il “ritocco” deciso dalla Banque verte : riconoscere gli ultimi 30 centesimi messi sul piatto a tutti gli azionisti, a prescindere dal raggiungimento della quota del 90% di capitale raccolto. Quindi, prezzo complessivo 12,5 euro e fine dell’offerta pubblica il 23 aprile. A questo punto, sulla carta le adesioni potrebbero spingersi molto in là. Aprendo le porte a uno scenario di cui da qualche tempo si ragiona, tra gli ambienti finanziari: la possibilità che il Crédit Agricole Italia, guidato da Giampiero Maioli, decida un “reverse merger”, una fusione della banca francese dentro il Creval, quotato, per ritrovarsi al listino. Il vantaggio sarebbe soprattutto legato alla possibilità di avere “carta” (azioni) quotata da offrire, in caso di future operazioni. Che, tanto per correre un pochino, gli operatori già individuano in Carige, anche se la fantasia è più ampia.
Per ora però sono solo suggestioni. Il primo passo sarà vedere quale quota del Creval l’Agricole porterà a casa. Sopra il 66,7% controlla matematicamente l’assemblea straordinaria; sopra il 90% può procedere, se crede, al delisting con grande facilità. È probabile che l’Opa si concluda in una via di mezzo che apre agli scenari su cosa fare. Il reverse merger è un’ipotesi – forse solo di scuola – che ha dei costi (è un’operazione tra parti correlate e poi i francesi non amano avere altri segmenti di proprie società quotati). L’altra possibilità è di lasciare il Creval al listino: anche in questo caso ci sono dei costi (essere quotati è una spesa) e poi non si sfrutta il recupero delle Dta – le tasse differite tutto in una volta, così come prevede la legge in caso di fusione entro l’anno; infine, si può procedere al delisting con successiva fusione. L’assemblea straordinaria la può varare, ma poi ci sono i costi del recesso. E lì dipende dal prezzo. Insomma, gli scenari del post opa sono vari e molto dipende da quanto capitale l’Agricole riuscirà a portare a casa. Ma, da ieri, il rischio del flop dovrebbe essere scongiurato.
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