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Creval corre in Borsa dopo l’Opa. I soci puntano a un rilancio

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inattesa e non concordata». Seguirà a breve la nomina degli advisor che dovranno assistere il consiglio nella valutazione del’offerta totalitaria: la decisione del cda, che si è riunito a tarda sera due giorni fa, non è ancora operativa ma secondo fonti di mercato il mandato dovrebbe andare a Bofa e a Mediobanca. Nessun altro commento ufficiale, né ragionevolmente ce ne saranno da parte del management, fino a quando non diventerà pubblico il documento di offerta, a inizio anno, o poco prima.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, in quella definizione di offerta «non sollecitata e inattesa » c’è un po’ più della sorpresa; difficilmente si arriverà alle barricate, ma certo le cose non fileranno lisce. Gli altri azionisti hanno già cominciato a posizionarsi: se Algebris, con il suo 5,4%, ha già detto che aderirà all’Opa, il fondo Petrus con base a Londra (e sembra con circa 700 milioni di asset in gestione), ha dichiarato che considera l’offerta a questo prezzo «inadeguata, di natura opportunistica» e tale da «sottovalutare » il reale valore della banca. In una lettera inviata ai vertici della banca valtellinese il fondo attivista – che non risulta presente tra gli azionisti della banca alla scorsa assemblea – ha sottolineato che il prezzo offerto dal Crédit Agricole è nella fascia bassa del range di valore indicato ad esempio da Kepler Cheuvreux (tra 10 e 13 euro per azione in caso di M&A) ed è ben sotto dei 14 euro considerati come valore “fair” da Petrus, che equivale a stimare 0,6 volte il patrimonio netto tangibile della banca, contro lo 0,4 offerto dai francesi. Ancora nessun segnale invece da parte di Dumont, primo azionista (francese) del Creval con una quota solo di un soffio inferiore al 10%.
Il prezzo in Borsa (anche ieri è salito dell’1,3%) a questo punto è più alto di un euro rispetto a quello dell’Opa (11,498 euro contro 10,5) cioè esprime un premio di poco inferiore al 10%. È vero che manca ancora molto tempo prima che l’annuncio di inizio settimana diventi un’offerta sul mercato (tutto il processo è previsto concludersi entro metà maggio) ma in questa fase i prezzi dicono che il mercato si aspetta un rilancio.
Andrà davvero così? I francesi – e Maioli – hanno fama di duri negoziatori ma il precedente di Intesa, che alla fine ha arrotondato al sua offerta aggiungendo anche una parte in contanti, va in quella direzione. Certamente l’offerta del Crédit Agricole è tutta cash e riflette un premio del 53,9% rispetto alla media ponderata dei prezzi del Creval a venerdì scorso.
Ma occorre considerare anche che il 2021 sarà un anno d’oro per le fusioni, perché potrà beneficiare dei vantaggi legati al computo a patrimonio di parte delle tasse differite: se non interverranno emendamenti al decreto legge in via di conversione, per il Creval la posta in gioco vale 400 milioni. Nel dubbio, Piazza Affari ha messo le vele al vento e sembra scommettere sul rilancio .
©RIPRODUZIONE RISERVATA j Al vertice Giampiero Maioli (1956) è amministratore delegato e dg di Crédit Agricole Italia dal 2010.
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