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Creval chiede il rilancio all’Agricole «Così l’offerta non è congrua»

L’offerta lanciata dal Credit Agricole sul Credito Valtellinese ha una «valida valenza strategica» ma la banca, finita nel mirino dei francesi, «deve essere valorizzata nei suoi elementi distintivi». Quindi, tradotto, serve aumentare il prezzo dell’offerta.

Il board della banca lombarda, sotto la guida di Luigi Lovaglio, rimanda al mittente francese l’offerta (10,5 euro cash) ritenendola «non congrua» sotto l’aspetto finanziario ma tiene nel contempo aperta la porta all’operazione in sé. «Non stiamo discutendo la valenza di un potenziale progetto industriale – dice Lovaglio presentando le valutazioni al prospetto dell’offerente – Stiamo dicendo che, per quello che ha fatto il Creval, il prezzo oggi offerto non lo riconosce».

Lovaglio parla alla vigilia del via libera all’adesione all’Opa, il cui avvio scatterà oggi per terminare il 21 aprile salvo proroghe. Tutto, come accade in questi casi, si giocherà negli ultimi giorni dell’offerta. E lì si capirà se l’Agricole – che oggi potrebbe controbattere con il supporto di JpMorgan ed Equita – avrà deciso (o meno) di arrotondare al rialzo una proposta che rimane da tempo al di sotto del prezzo di mercato, ieri salito a 12,12 euro.

Il fatto che il titolo Creval tratti da mesi a premio rispetto all’Opa e il rifiuto di cinque grandi azionisti all’offerta Agricole sono la controprova, dice il Creval, che la valorizzazione di fatto «non è adeguata». Per renderla tale, allora, i vertici dell’ex popolare rimandano alle valutazioni degli advisor Mediobanca e BofA. Che indicano un intervallo di valore: la forchetta, piuttosto ampia e che risente delle diverse metriche di valutazione, va da un minimo di 12,95 fino a un massimo di 22,7 euro.

La forchetta è ampia. E anche il valore della parte bassa è superiore al prezzo di mercato, fatto che alza ulteriormente la posta e rende più incerta la partita con i francesi. Lovaglio non nasconde i rischi di eventuali contraccolpi per gli azionisti della sua banca. «Se non si verifica l’Opa c’è un rischio potenziale sull’azione, ma dipende dal tempo e il tempo è galantuomo». Di sicuro il banchiere tiene a sottolineare gli elementi che a suo giudizio non sono adeguatamente incorporati nell’offerta. A partire dalla solidità patrimoniale, che genera un «eccesso di capitale di oltre 400 milioni» e «crea anche le condizioni per un potenziale rafforzamento della politica dei dividendi». O il «significativo miglioramento» del profilo di rischio, realizzato «in anticipo» rispetto al piano industriale. Per arrivare alla presenza, però fuori bilancio, di attività fiscali differite da perdite (Dta) per circa 181 milioni, un “tesoretto” che genererebbe circa 30 milioni medi annui in caso di utili. Il Creval tiene però a evidenziare anche i benefici che arriverebbero da un’aggregazione. Tra questi c’è anzitutto il «rilevante» badwill da un miliardo, la conversione in crediti di imposta delle Dta, che può portare a un beneficio di 321 milioni «conseguibile pressoché nell’immediato o comunque nel breve termine». Basterà tutto questo a convincere l’Agricole a rilanciare? «Creval è un gioiellino – scandisce Lovaglio – Se fossi io, farei di tutto per combinare l’operazione».

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