Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Creval al lavoro su crediti e pegno

Mentre sonda il mercato per blindare l’aumento di capitale da 700 milioni, il Creval prosegue nel percorso di pulizia del bilancio e di razionalizzazione del gruppo, che passa anche dalla valorizzazione di un’attività non core come quella del credito su pegno.
Un approccio prudenziale, quello adottato sui crediti dalla banca valtellinese, che inevitabilmente pesa sui conti. E così, dopo il pesante rosso del 2016 (quando la banca aveva registrato una perdita di 333 milioni), il 2017 si chiude con un risultato negativo pressochè identico: -332 milioni. Colpa, in particolare, delle rettifiche sui crediti deteriorati, pari a 405 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 491 milioni del 2016. Gran parte delle svalutazioni (185 milioni), spiega la banca in una nota diffusa ieri, sono da ricondurre all’applicazione di una «policy prudenziale per la valutazione delle attività finanziarie deteriorati», si legge in una nota.
In parte per la pressione della Vigilanza, in parte in vista delle futura nuova dismissione di crediti malati da 2,2 miliardi, l’istituto valtellinese sceglie di aumentare le coperture sui crediti. L’effetto si vede nel coverage ratio, che sale dal 54% del 2016 al 62,3% sulle sofferenze e dal 29,4% al 33,6% sulle inadempienze probabili. E pur nel quadro di un trend in frenata sotto il profilo del margine di interesse (che flette del 7% sul 2016, a 392 milioni di euro), la banca sottolinea il positivo andamento dell’utile nell’ultimo trimestre (a 70,8 milioni), «in linea con gli obiettivi di recupero della profittabilità» previsti dal piano, si legge nella nota. La borsa ha gradito, facendo salire il titolo del 5,4%, a 11,17 euro.
Nel contempo, complice il varo della cartolarizzazione Elrond da 1,4 miliardi del 2016, anche lo stock complessivo di non performing loans si riduce: al netto delle rettifiche, l’ammontare di Npe cala a 2,2 miliardi dai 3,2 miliardi di fine 2016. Proprio sulla mole residua di prestiti malati si concentra ora l’attenzione del management. L’operazione di rafforzamento patrimoniale da 700 milioni, il cui varo è previsto ad oggi al 19 febbraio, servirà a finanziare la dismissione degli Npe tramite una cartolarizzazione con Gacs (da 1,6 miliardi circa, da realizzare nel 2018, prezzo atteso 30-35%) a cui si aggiunge la cessione nel secondo semestre di circa 500milioni di sofferenze a operatori specializzati, per un prezzo atteso di 20-25% del nominale. Il processo è in corso e sul dossier ci sarebbero potenziali acquirenti come, tra gli altri, Algebris e Fonspa, che a loro volta potrebbero sottoscrivere parte dell’aumento in caso di inoptato. Tra il 2019 e il 2020 è poi prevista un’ulteriore dismissione di un single ticket da 80 milioni (Utp e sofferenza).
Il dg Mauro Selvetti e il cfo Ugo Colombo, con il supporto degli advisor Mediobanca e Citi, ieri in serata sono arrivati a Londra dove incontreranno una platea di investitori specializzati in un road show che proseguirà questa settimana a New York, Parigi e Francorte e Zurigo. E mentre l’istituto attende il via libera della Consob al prospetto, la banca lavora anche ad altri dossier utili a rinforzare il patrimonio. Tra i cantieri aperti, c’è quello relativo alla valorizzazione di Inpegno, attività di credito su pegno del Credito Siciliano. In pole position per l’acquisizione, a quanto risulta a Il Sole 24Ore, ci sono gli austriaci di Dorotheum, casa d’aste con oltre 300 anni di storia, che ha appena assorbito l’analoga divisione di pegno di UniCredit.

Luca Davi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo il via libera della Commissione europea al Recovery Plan italiano arriverà un decreto legge su...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il decreto «sostegni-bis» che il governo punta ad approvare entro la fine del mese parte con una p...

Oggi sulla stampa