Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crescono le società di capitali

di Franco Vergnano

«Gli spiriti animali» del made in Italy barcollano ma non mollano. La situazione è migliore rispetto all'anno precedente e anche le aziende di capitali presenti in Lombardia, Lazio e Toscana sono cresciute. Inoltre i servizi di supporto alle imprese trainano la nascita di nuove imprenditorialità, per ora piccole ma con molte ambizioni. La crisi, scoppiata nell'agosto del 2007 con i primi sconquassi Usa dovuti ai mutui "sub prime" e conclamata il 15 settembre 2008 con il crack di Lehman brothers, sta risultando sempre più selettiva mostrando diversi volti anche secondo la capacità di innovare dei singoli imprenditori, dei distretti e delle aree.

Al 31 marzo 2011 esistevano più di sei milioni di aziende attive (esattamente 6.092.114 secondo l'anagrafe delle imprese di Unioncamere diffuso ieri). Nei primi tre mesi dell'anno le aperture sono cresciute dell'1,8%, le chiusure si sono ridotte del 3,1%: il saldo resta in rosso dello 0,16%. Con una situazione a macchia di leopardo per regioni e settori. Le società di capitali sono 11mila in più, mentre hanno cessato di vivere quasi 100mila imprese individuali; con un saldo globale per quest'ultima tipologia in rosso di oltre 19mila unità.

Tra i settori, saldi positivi per turismo e servizi, in rosso agricoltura, industria e commercio. In generale bene il centro e ferma al palo il Mezzogiorno, con l'agricoltura che ha visto in un trimestre il proprio tessuto ridursi di 11.799 imprese.

Interessanti le dinamiche territoriali: se mettiamo a confronto il gennaio-marzo 2011 con lo stesso periodo dell'anno precedente, si può notare come solo tre regioni abbiano avuto una performance di nati-mortalità positiva: si tratta di Lombardia, Toscana e Lazio. In termini percentuali, le performance peggiori sono per Molise (-0,9%), Trento (-0,78%) e Basilicata (-0,67%).

A chi gli chiede se è ottimista o pessimista, il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini, ha una risposta secca.

Osserva che «il bicchiere dell'industria italiana è infrangibile. Da tempo, già dal 2010, registriamo un nuovo dinamismo tra i nostri associati, specialmente quelli che hanno provato a riposizionarsi velocemente sui mercati esteri. È tornata molta voglia di fare e le aziende che hanno saputo ristrutturarsi si muovono bene, con buone prospettive, cercando di scovare nuovi clienti in Paesi e continenti diversi». Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria Treviso, rileva come i dati siano lo specchio dei processi di trasformazione in corso nel sistema e che la crisi di questi mesi ha più accentuato che provocato». A Treviso vanno letti in un ambito dove rimane attiva un'impresa ogni 9 abitanti. C'è il rafforzamento delle società di capitale, spiega Vardanega, evidente anche nei «territori del "capitalismo personale" come il Nord Est, e indice del passaggio a un modello più "intensivo" rispetto al passato. È necessario gestire gli effetti sociali di tale trasformazione, in sé utile, e insieme promuovere e sostenere nuove imprese negli ambiti di maggiore sviluppo per creare, valorizzare e attrarre risorse umane competenti.

Indispensabile disporre di un contesto più favorevole per fare impresa e agli investimenti, ad esempio con una semplificazione burocratica e un sistema fiscale che premi finalmente il lavoro e il rischio imprenditoriale». Dal canto suo il presidente di Unindustria Roma, Aurelio Regina, sottolinea la «positività del sistema imprenditoriale di Roma e del Lazio che mostra un forte dinamismo su numerosi fronti (export aerospazio, farmaceutico e Ict).

È però necessario impegnarci di più sul versante della modernizzazione e della competitività. Anche il lavoro va bene: nel Lazio il tasso di occupazione regionale nel 2010 è sceso dal 59,4 al 59,2%, migliore però della media nazionale che è stata del 56,9 per cento. Il tasso di disoccupazione ha segnato invece il 9,3%, cioè un più 0,8 rispetto al 2009, contro una media Paese pari all'8,4 per cento».

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa