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Crescono i ricorsi all’arbitro bancario

Circa 5mila ricorsi all’anno. È il numero delle contestazioni che arrivano all’Arbitro bancario finanziario, il sistema di risoluzione delle liti tra clienti e banche che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari. Uno strumento alternativo alla giustizia civile che ha procedure più rapide ed economiche e che, dall’inizio della sua attività – ottobre 2009 – nei tre collegi in cui opera – Milano, Roma e Napoli – registra pratiche in aumento.
Il 20% delle vertenze gestite dall’Abf riguarda imprese. Milano raccoglie il 44% delle pratiche totali e nel primo quadrimestre 2012, registrando un incremento del 60% sullo stesso periodo dell’anno precedente, ha segnato una media mensile di 170 ricorsi, toccando punte di 210. Incrementi registrati anche negli altri collegi, seppur con velocità differenti.
Segno di un’aumentata conflittualità tra banche e imprese? Forse, ma non necessariamente: il ricorso più frequente a questo strumento potrebbe essere legato allo spostamento di vertenze dal sistema giudiziale – con procedure spesso lunghe e complesse – a quello stragiudiziale, alla progressiva maggiore conoscenza dell’organismo e al fatto che è diventata obbligatoria la mediazione, prima di instaurare un processo riguardo a contratti bancari.
Il ricorso all’arbitro, insomma, rappresenta una via obbligata per gestire rapporti che, però, negli ultimi tempi, hanno registrato un miglioramento. Dalle pratiche giunte all’Abf, infatti, emerge un’evoluzione positiva nelle relazioni tra le parti: se nel primo anno di attività le pratiche che arrivavano al mediatore erano spesso frutto di reclami cui le banche non avevano, spesso, neanche risposto, oggi arrivano soprattutto vertenze di clienti non soddisfatti dalle risposte ottenute. Segno di un’aumentata attenzione degli istituti al grado di soddisfazione di imprese e consumatori e della volontà di risolvere internamente le controversie.
Un ruolo crescente nella vigilanza dei rapporti tra banche e imprese è ricoperto dalle Camere di commercio. Queste – alla luce della legge di riforma del 1993 – vigilano «sugli interessi generali del sistema delle imprese, svolgendo una funzione di garanzia in relazione al corretto funzionamento delle regole del mercato», come recita un parere appena pubblicato dalle Camere di commercio di Milano e di Monza e Brianza sulle clausole vessatorie dei conti correnti. «Il recente decreto sulle liberalizzazioni – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – ha molto valorizzato il lavoro delle Camere di commercio nel campo della regolazione del mercato, in particolare della valutazione delle clausole vessatorie. I pareri che vengono costruiti a livello locale, infatti, una volta validati dal tavolo di coordinamento nazionale in Unioncamere, diventano un importante strumento a supporto dell’Antitrust che ne deve tenere conto nel valutare le eventuali situazioni di squilibrio tra gli operatori».
L’Abi «nell’evidenziare che il decreto liberalizzazioni riconosce espressamente anche alle associazioni di categoria un analogo ruolo consultivo nell’ambito delle eventuali procedure avviate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato in tema di clausole abusive, fa presente la necessità che l’attività di approfondimento svolta dalle Camere di commercio sia preceduta da un effettivo confronto con gli intermediari che consenta di chiarire in concreto la portata delle previsioni contenute nei contratti».
Anche le Prefetture torneranno ad avere un ruolo nel rapporto banche/imprese. Dopo l’esperienza dell’Osservatorio sul credito, durata un anno e mezzo e chiusa a settembre del 2010, adesso, grazie al decreto liberalizzazioni, il prefetto potrà segnalare all’Arbitro bancario problematiche relative a operazioni e servizi bancari e finanziari. «Dopo l’importante lavoro svolto dall’Osservatorio per sostenere l’erogazione del credito – spiega Gianvalerio Lombardi, Prefetto di Milano –, le Prefetture potranno dare il proprio contributo inviando all’Arbitro – a prescindere dall’esistenza di una clausola arbitrale – le richieste di intervento, facendo da filtro alle vertenze, dunque garantendo un alleggerimento del carico per l’Abf».

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