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Crescita, sul tavolo 100 progetti per 150 miliardi

Il primo schema dei progetti per la crescita da finanziare con il Recovery Plan vale 150 miliardi. Transizione verde, digitalizzazione, banda ultralarga, incentivi alle imprese, piani per l’auto, la siderurgia, l’aerospazio: il Dipartimento per le politiche europee e il ministero dell’Economia hanno iniziato a studiare le proposte elaborate dal ministero dello Sviluppo economico.

Si tratta di circa 100 tra interventi e misure pluriennali, che solo in alcuni casi delineano azioni nuove o programmi di riforma, perché c’è ampio spazio per il rifinanziamento di agevolazioni già in vigore o per stanziamenti volti a coprire idee che già da tempo erano nei disegni ministeriali.

Lo stesso discorso vale del resto per i progetti inviati da altri ministeri. Ora, con un budget totale di 209 miliardi a disposizione, il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae), con la regia di Palazzo Chigi, del Dipartimento politiche europee e del Mef, dovrà selezionare tra il profluvio di interventi, in tutto oltre 500, un insieme estremamente eterogeneo che va da azioni di carattere addizionale e dalla spinta riformatrice a singole misure o anche micro-misure di settore già pronte e da tempo in attesa solo del primo treno utile per essere finanziate.

Tornando alle proposte del Mise, oggi il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli avvierà il confronto con le categorie produttive. Lo schema, comunque ancora aperto al contributo delle associazioni imprenditoriali, si basa su tre assi: transizione digitale e innovazione; transizione verde; sostegno alla crescita e filiere strategiche. Da quanto emerso dallo screening del Dipartimento europeo, nel primo grande capitolo trova spazio la proroga almeno triennale del piano Transizione 4.0 per oltre 25 miliardi, con l’innalzamento delle aliquote degli attuali crediti d’imposta, il potenziamento dei finanziamenti agevolati della Nuova Sabatini se finalizzati a processi aziendali di trasformazione “green” e un nuovo credito di imposta per la produttività sostenibile. Tra le altre iniziative delineate, figurano poi il rifinanziamento del Piano banda ultralarga con 6 miliardi, un progetto per la diffusione dei servizi digitali e la sicurezza del 5G da ulteriori 6,5 miliardi, un pacchetto da 2 miliardi per intelligenza artificiale (fondi di equity dedicati e creazione di un Istituto nazionale), blockchain e sviluppo di un centro per il supercalcolo, 6,5 miliardi tra rifinanziamento dei bandi per i grandi investimenti in ricerca e sviluppo e misure mirate per il trasferimento tecnologico.

Il secondo grande capitolo, dedicato alla transizione verde, parte da una misura ritenuta centrale dal ministero dello Sviluppo: la detrazione per l’efficientamento energetico e il sismabonus al 110% , da prorogare per lavori fino al termine del 2024, con un effetto finanziario che, calcolando la fruizione pluriennale della detrazione, viene stimato in 7 miliardi per ogni anni in più di vigenza della norma. Il filone della decarbonizzazione delle industrie pesanti e della sperimentazione dell’uso dell’idrogeno vale 4,5 miliardi, il piano per la siderurgia sostenibile altri 5 miliardi, l’implementazione degli investimenti già previsti dal Piano energia e clima 9 miliardi, mentre 1,2 miliardi verrebbero in modo specifico destinati al famoso deposito nazionale per le scorie nucleari, da anni annunciato senza significativi passi avanti. Una sezione intera, da circa 5 miliardi, riguarda l’economia circolare, ad esempio con programmi di formazione e tirocini per sviluppare la figura del “resource manager”, bandi per dottorati e post dottorati nella gestione ecosostenibile delle materie prime, rafforzamento del ricorso alle certificazioni ambientali e del green public procurement con nuovi criteri minimi ambientali.

Anche per il piano della mobilità sostenibile siamo intorno ai 5 miliardi. Si partirebbe dal rifinanziamento dell’ecobonus per il 2021-2024, poi nuovi incentivi per il car sharing, rinnovo del parco autobus anche mediante appalti pre-commerciali, programmi di formazione per la figura del “mobility manager”, implementazione delle smart grid a sostegno della mobilità elettrica.

La terza area prioritaria, il sostegno alle filiere strategiche del made in Italy, include interventi piuttosto diversificati. Da un lato c’è un filone dedicato all’agroalimentare, con incentivi per l’export, fiere virtuali, partnership con catene distributive estere e l’attivazione di un fondo per l’industria di trasformazione messa in crisi dal post Covid, per un budget ipotizzato attorno ai 4 miliardi. Dall’altro lato ci sono il preannunciato piano per il reshoring, cioè il rientro di produzioni delocalizzate all’estero, e l’attrazione di capitali stranieri, per circa 2,5 miliardi; un mix di interventi per le Pmi, le startup e le reti di impresa, con particolare attenzione a quelle attive nel settore della cultura e dell’industria creativa, per oltre 2 miliardi; il potenziamento del nuovo Fondo “salva imprese” e il rifinanziamento del Fondo rotativo per l’accesso delle imprese in amministrazione straordinaria al credito garantito, in tutto 6,5 miliardi. Quasi 13 miliardi, in questa preselezione, sarebbero destinati all’industria dell’aerospazio e alla space economy, riorganizzando gli incentivi della legge 808/85 e istituendone di nuovi. Un miliardo a un fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile.

Come detto, ora bisognerà passare alla complessa fase della selezione, per ogni ministero proponente. Il Ciae dovrebbe riprendere a riunirsi il 9 settembre e nelle prossime settimane si capirà quanto la scelta italiana di presentare il piano alla Commissione europea in tempi estremamente rapidi, già entro il 15 ottobre, per ottenere un anticipo del 10% a valere sul 2020, inciderà sulla qualità media dei progetti e sulla lora reale addizionalità rispetto alle politiche ordinarie di sviluppo.

Per quanto riguarda gli interventi che resteranno fuori dall’elenco definitivo, in alcuni casi potrebbe riaprirsi una porta grazie ai fondi della nuova programmazione comunitaria 2021-2027, tra fondi strutturali e Fondo sviluppo e coesione.

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