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Crescita record per Furla con le borse «accessibili»

«Certo, possiamo parlare di momento magico per Furla. Ma le ragioni per spiegarlo non hanno nulla a che vedere con l’irrazionalità: cresciamo a questi ritmi perché raccogliamo i frutti di anni di lavoro di squadra e perché oggi non abbiamo concorrenti, tra i marchi italiani, nel segmento del lusso accessibile, grazie al rapporto qualità-prezzo delle nostre collezioni». Eraldo Poletto, amministratore delegato di Furla dal 2010, commenta così i dati del primo semestre e aggiunge: «In questi anni oltre a lavorare su ogni aspetto operativo e a darci piani di lungo periodo ci siamo concentrati sulla trasparenza dei risultati, interna ed esterna: oggi presentiamo i dati semestrali, che come azienda privata non saremmo tenuti a dare, e continueremo a farlo, con cadenza anche trimestrale, come se fossimo quotati».
Furla ha quasi 90 anni di storia: nata nel 1927 a Bologna, è da sempre specializzata in borse da donna, ma negli ultimi anni – e in particolare da quando Poletto affianca la presidente Giovanna Furlanetto – la gamma di prodotti si è ampliata alle borse e piccole pelletteria da uomo e alle calzature. La maggior parte delle borse costa intorno ai 200 euro: si può salire fino a 500, ma non si toccano le medie di moltissimi altri marchi, stabilmente sopra i mille. Nei primi sei mesi il fatturato è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo del 2014 a 151,5 milioni e per il secondo semestre Poletto è ottimista: «Mancano meno di due mesi e mezzo alla fine dell’anno e soprattutto mancano le dieci settimane che porteranno al Natale – spiega l’ad –. Credo che il nostro momento magico continuerà. O meglio: lo dicono i dati di vendite che continuiamo a ricevere dai negozi».
Poletto è appena rientrato da New York per l’inaugurazione del flagshipstore sulla Fifth Avenue (all’angolo con la 51 esima strada, a cinque isolati da Central Park), si trova a Cannes per la più importante fiera europea del travel retail e tra poco partirà per l’Asia, anche perché ieri è stato aperto il nuovo negozio di Ginza, a Tokyo.
«L’export è all’80%: il Giappone resta il mercato principale e nel primo semestre è cresciuto del 19%. Ma sono andati benissimo anche l’Italia (+18%) e gli Stati Uniti (+28%). dove contiamo molto sulla holyday season, quel periodo che inizia con Thanksgiving (quarto giovedì di novembre) e culmina con il Natale. Il termine Black friday, il venerdì che segue Thanksgiving, è nato infatti per indicare un giorno che può trasformare un rosso di bilancio in un “nero”, cioè in utile». A proposito di redditività, Poletto aggiunge che i forti investimenti nel retail (da gennaio a giugno sono stati aperti 39 nuovi negozi e oggi la rete ne conta 437) «non hanno intaccato gli indici o il cashflow: ogni apertura segue una logica di ammortamento ragionevole, i negozi devono andare a breakeven in fretta, non sono solo strumenti di marketing o comunicazione».
Molte (164) le nuove assunzioni, specialmente nel retail, che hanno portato il numero dei dipendenti a 1.407. «Investiamo sempre di più in formazione: abbiamo appena terminato una convention degli store manager, un vero brain storming per tutti, indispensabile per restare connessi alle esigenze del mercato».
Mix di magia e metodo, dunque. Ma forse non basta ancora per spiegare una crescita che nessun altro brand della moda e del lusso ha vantato nel primo semetre. «Sia detto senza arroganza: Furla non ha competitor italiani nel segmento del lusso accessibile e a livello globale si confronta con aziende, soprattutto americane, da miliardi di fatturato. Abbiamo seguito il modello dell’alta gamma per quanto riguarda l’esperienza in negozio e l’attenzione al cliente. In più offriamo lo stile italiano e l’allegria di collezioni nate da un team di giovani creativi di tutto il mondo guidati da Fabio Fusi. Ma il prezzo non è quello dell’alta gamma e questo fa la differenza, in Italia e all’estero».

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