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Crescita più forte del previsto

«Molte soprese finalmente positive per l’economia italiana». È il segnale in rosa che arriva dal Centro studi di Confindustria (CsC), che emerge dalle statistiche uscite nell’ultimo mese su fatturato, ordini, produzione industriale ed edilizia, vendite di auto, export, occupazione e fiducia. Una sequenza di dati e indicazioni che «convalida le attese di un aumento del pil nel 2015 superiore alle previsioni di dicembre». Nell’ultimo seminario del Csc, di cui è direttore Luca Paolazzi, veniva indicato un rialzo per quest’anno dello 0,5 e per il 2016 dell’1,1 per cento. Per avere le nuove previsioni bisognerà aspettare giugno, ma intanto, scriva la nota “Congiuntura Flash” diffusa ieri pomeriggio, «si infittisce la possibilità di una revisione al rialzo delle proiezioni».
Quindi si rivedranno all’insù sia il dato del pil del 2015, sia quello del 2016. La partenza da fermo, sottoliena il Centro studi, limiterà la performance in media d’anno per il 2015. Ma la crescita acquisterà velocità nel secondo semestre e di conseguenza lascerà una buona eredità per il 2016. A contribuire a questo andamento ci sono fattori esogeni, come il deprezzamento dell’euro e il prezzo del petrolio, ed altri interni, come le riforme contenute nella legge di stabilità e le nuove regole del mercato del lavoro. Gli sgravi contributivi in vigore da gennaio, insieme ai cambiamenti nor mativi in atto, cioè il Jobs act, «sosterranno nel 2015 le assunzioni a tempo indeterminato». E già a dicembre le persone occupate sono cresciute di 93mila unità.
Ma il Csc sottolinea che per far consolidare il ritmo della ripresa è necessario rilanciare gli investimenti, che sono cruciali sia per la domanda sia per la ricostituzione di potenziale produttivo. Ci sono state diverse misure nell’ultimo anno per agevolarli, per esempio il credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali e Nuova Sabatini, ma i contenuti e le risorse non sono ancora adeguate, e inoltre il governo ha previsto anche per quest’anno 900 milioni in meno di spesa per investimenti pubblici.
Invece sono un elemento importante da affiancare al «rinnovato» slancio dell’export e al «timido» recupero dei consumi. Infatti, anche al netto delle costruzioni, nel 2014 gli acquisti di macchinari e impianti «hanno mancato l’appuntamento con la ripresa». Finora non ci sono cambi di passo, nota il Centro studi Confindustria, e gli investimenti stentano a ripartire in molti paesi avanzati a causa dell’«incertezza» generata dalla crisi.
A questa incertezza in Italia si sommano «specifici gravi ostacoli», che un pò si attenueranno: i margini, che sono ai minimi storici, beneficeranno dei minori costi degli input. In particolare la corsa al rialzo del Clup, il costo del lavoro per unità di prodotto, +32,0 da inizio 2007, sarà interrotta dal taglio degli oneri fiscali (Irap) e contributivi previsto dalla legge di stabilità; la morsa del credito si allenta e i tassi scendono (i tassi di interesse pagati dalle imprese erano al 2,6% a dicembre dal 3,6% del settembre 2013); la fiducia migliora; la domanda interna ed estera salirà, aumentando il basso utilizzo degli impianti: gli incentivi rappresentano un aiuto, anche se, denuncia il Csc, non sono tutti già attuati, sono dotati di poche risorse e sono resi meno efficaci da «meccanismi complessi e gravi storture». Le condizioni esterne sono favorevoli: la crescita americana è robusta; i paesi emergenti, pur rallentando forniscono un forte apporto all’espansione globale, nell’Eurozona si moltiplicano i segnali di accelerazione, il cambio dell’euro (-9,8% da marzo 2014) potrebbe ulteriormente deprezzarsi. Inoltre i prezzi delle materie prime sono più contenuti.

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