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«Crescita più equa grazie a innovazione e sostenibilità»

Un matrimonio tra innovazione e sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) nel rispetto del benessere dei cittadini potrebbe essere la chiave per far ripartire il nostro Paese e renderlo più competitivo. Un’innovazione sostenibile, che Deloitte ha definito Innovability e che pone l’uomo e i suoi bisogni al centro, puntando al benessere sociale e ambientale. Si amplia il concetto di “centralità dell’uomo” in “centralità della sostenibilità” dove l’innovazione diventa lo strumento abilitante di una transizione etica e sostenibile che vada a beneficio di tutta la comunità.

«Ci sono due grandi pilastri per far uscire il mondo da questa crisi in modo strutturale e nell’interesse di tutti — ha spiegato Andrea Poggi, Deloitte North & South Europe Innovation Leader —: uno è la digitalizzazione e innovazione, l’altro è la sostenibilità e la transizione ecologica e ci sono due modalità per approcciarli. Il primo, il più tradizionale, è affrontare separatamente i temi, non tenendo conto di ciò che il Covid ci ha insegnato, ovvero che le cose funzionano se sono nell’interesse delle persone, e l’altro è affrontarli insieme. In questo caso, uno più uno non fa due, ma quattro». Lo sviluppo di sinergie tra i due mondi porterebbe infatti a un risultato finale per il sistema economico e sociale maggiore rispetto a quello ottenuto da progetti separati e indipendenti.

«Questa commistione tra innovazione e sostenibilità potrebbe sembrare scontata ma bisogna creare tutte le condizioni affinché si possa realizzare — ha affermato Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean —, nel momento in cui si decide di rendere più sostenibile un processo bisogna essere in grado di fare scouting e selezionare la startup innovativa giusta per creare valore, altrimenti diventa un circuito che funziona solo sulla carta». Le istituzioni sempre più interessate a traghettare, soprattutto le nuove generazioni verso un futuro più sostenibile e lo sta dimostrando con le risorse stanziate nel Recovery sulla transizione ecologica e su quella digitale accelerata dal Covid.

«Se da un lato l’innovazione rappresenta uno strumento per realizzare velocemente una sostenibilità che coglie le sfide nuove del mondo post Covid, dall’altro la sostenibilità rappresenta un nuovo paradigma capace di finalizzare l’innovazione, mettendola al servizio dell’uomo e del suo benessere» ha aggiunto Poggi.

Una sostenibilità non a puro scopo comunicativo o di facciata (il cosiddetto “Green Washing”) ma che rivoluzioni le società dalle fondamenta. «Settimana scorsa è uscita una Bozza di direttiva dell’Unione europea che amplia significativamente il numero di soggetti che saranno tenuti a dare informazioni non finanziarie nei loro bilanci e che dovranno rispondere secondo standard di riferimento unitari (punto finora debole nelle tematiche di rendicontazioni) e che possano consentire una comparabilità» ha dichiarato Pompei.

Gli stimoli del Next Generation Eu ci danno l’occasione di innescare un circolo virtuoso per una ripresa economica e sociale più innovativa, verde ed equa. «Abbiamo due ministeri che utilizzano una parola chiave “Transizione”: transizione ecologica e digitale. Un termine che indica un percorso da intraprendere — ha concluso Poggi—. Non esiste una senza l’altra. Solo camminando insieme si fa prima e meglio».

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