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Crescita, parte il piano Bce ma la Ue boccia la Grecia Appello di Tsipras a Draghi

Parte questa mattina il piano di “quantitative easing” della Banca centrale europea, spiegato giovedì scorso dal presidente Mario Draghi. Sessanta miliardi di euro al mese almeno fino al settembre dell’anno prossimo, dunque un’iniezione di liquidità di 1.140 miliardi, come minimo. E sempre oggi, nelle stesse ore, tornerà a riunirsi l’Eurogruppo con la grave crisi greca all’ordine del giorno.

Appuntamento preceduto ieri da un primo no ad Atene da parte del presidente dell’Eurogruppo stesso, il laburista olandese Jeroen Dijsselbloem: la lista di riforme presentata dal governo ellenico, ha detto, «è incompleta e per essere attuata richiederà tempi lunghi; tutte le proposte vanno discusse e verificate nel modo più ampio». E intanto il premier greco Alexis Tsipras ha rivolto un appello personale a Draghi, invitandolo a confermare l’indipendenza della Bce, e a non lasciarsi condizionare da pressioni politiche.
Sottinteso: quelle tedesche.
Il programma di “quantitative easing”, osteggiato fino all’ultimo dalla Bundesbank e dagli altri “falchi” dell’eurozona, si pone l’obiettivo di rafforzare la timida ripresa economica nell’area della moneta comune contrastando il calo dei prezzi che, affiancato dal crollo del petrolio, ha risvegliato lo spettro della deflazione e della recessione con conseguente un aumento del valore dei debiti sovrani in termini reali. Gli acquisti saranno effettuati sui mercati secondari e riguarderanno titoli di Stato ed emissioni di istituzioni sovranazionali, dalla Banca europea degli investimenti ai fondi salva Stati Esm e Fesf. Tecnicamente, l’operazione sarà effettuata dalle banche centrali nazionali, che garantiranno per l’80 per cento dei bond acquistati. La condivisione del rischio da parte della Bce sarà sul restante 20 per cento, più precisamente 12 per cento dei titoli sovranazionali e 8 per cento per i bond sovrani.
Il “grande bazooka” di Draghi comincia a sparare in un clima che in Germania non è proprio tranquillo. Troppo forte, nota la Frankfurter Allgemeine , appare il rischio che la “campagna acquisti” della Bce «non si fermi quando l’economia ripartirà e l’inflazione tornerà a salire», troppo forte è il timore di Berlino che «intervento Bce e tassi bassi lascino agli investitori scelte speculative come unica scelta, con il pericolo di bolle immobiliari o tempeste di Borsa».
La crisi greca fa da contraltare alle speranze suscitate dalla sfida di Draghi. Tsipras gli ha telefonato «per assicurargli il rispetto da parte greca dell’indipendenza della Bce», chiedendogli però di «non lasciarsi influenzare da pressioni politiche». Sulla telefonata, di cui ha dato notizia Atene, non si sa di più. Ma intanto il membro francese del direttorio Bce, Benoit Coeure, ha ammonito: «Il nostro istituto non può finanziare il governo greco. Accettare altre emissioni di T-bills (emissioni a breve, ndr) per Atene oltre il limite già raggiunto di 15 miliardi, sarebbe illegale in quanto finanziamento diretto del debito pubblico d’uno Stato da parte nostra».
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