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Crescita, nel biennio 2021-2022 recupera solo il Centro Nord

Una caduta omogenea nell’anno nero della pandemia. Ma una ripresa a due velocità. È il quadro macroeconomico disegnato dalla Svimez, l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, per il Centro-Nord e il Sud. Alla luce delle previsioni, nel biennio 2021/2022 il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) alla ripartenza del Mezzogiorno non sarà comunque sufficiente a compensare la minor crescita tendenziale dell’area.

Il crollo del 2020 e il recupero

In Italia la caduta del Pil nel 2020 è stata di oltre il 2% superiore alla media europea (-8,2% contro il -6,1%), relativamente omogeneo a livello territoriale: -8,1% nella media delle regioni meridionali e -9,1% nel Centro-Nord. Le misure di sostegno hanno attutito l’impatto sulle famiglie e la riduzione del reddito disponibile è stata compresa tra il -2,1% del Centro, il -2,8% del Mezzogiorno e il 4,2% nel Nord-Est. Quanto al recupero, nel 2021 secondo le stime il Pil italiano dovrebbe aumentare del 4,7% ma in maniera più accentuata al Centro-Nord (+5,1%), mentre nel Sud è previsto al +3,3%. Gli investimenti viaggeranno con un +8,4% al Centro-Nord, grazie soprattutto ai macchinari, e un +7% al Sud con il traino delle costruzioni comprese le opere pubbliche.

Quanto incidono Pnrr e sostegni

La Svimez valuta che le misure varate nel 2021 e la quota del Pnrr che potrà essere attivata nel biennio contribuiscano alla crescita cumulata del Pil nel 2021/22 per il 4,1% nel Sud e per il 3,7% nel Centro-Nord. Un differenziale che non compensa però la più debole dinamica tendenziale del Mezzogiorno. In altre parole, almeno in questo biennio, il divario di crescita non si chiuderà. In particolare, nel 2022, l’espansione del Pil si attesterà al 4% nazionale (risentendo anche di una minore crescita dell’export), risultante del +4,3% del Centro-Nord e del 3,2% del Sud. In sostanza il Centro-Nord con la ripresa 2021-22 recupererà integralmente il Pil perso nel 2020 mentre il Mezzogiorno farà segnare ancora un ritardo di circa 1,7 punti.

Un’analisi specifica viene riservata alla legge di bilancio 2021, ai due decreti Sostegni e ai maggiori investimenti che deriverebbero dall’implementazione del Pnrr nel 2021-22. Sono stimati come effetto cumulato 90 miliardi di spese aggiuntive nel 2021 e circa 42 miliardi nel 2022, con un contributo del Pnrr (comprensivo del Fondo complementare) di 9 miliardi nel 2021 e 40 nel 2022. Con maggiori effetti al Sud in rapporto al Pil (nel 2021 8,5% contro 4,9%).

I nodi del Pnrr

Svimez infine si sofferma su alcune potenziali criticità del piano. Innanzitutto il computo delle risorse per il Mezzogiorno, che il Pnrr stima al 40%. Circa 182 miliardi del piano finanziano nuovi progetti e circa 53 miliardi progetti già finanziati, «ma non è nota la ripartizione territoriale di queste due voci, elemento che potrebbe ridimensionare la quota del Sud». L’associazione presieduta da Adriano Giannola e diretta da Luca Bianchi evidenzia anche la mancanza di una ricognizione puntuale dei fabbisogni di investimento sulla quale basare un’allocazione delle risorse coerente con l’obiettivo di ridurre il divario di accesso ai servizi di cittadinanza. E per migliorare la capacità di progettazione delle amministrazioni locali propone la costituzione di centri di competenza territoriale, formati da specialisti nelle politiche di sviluppo, anche in raccordo con le Università.

Per il ministro per il Sud Mara Carfagna il rapporto Svimez conferma comunque le stime del Mef sull’impatto del Pnrr sul Pil del Mezzogiorno, «smentendo i professionisti della polemica». «Nord e Sud rischiano di allontanarsi ulteriormente – commenta Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria e presidente del consiglio delle rappresentanze regionali e per le politiche di coesione territoriale – ora per fare la differenza sarà fondamentale il buon utilizzo dei fondi Pnrr, il 40% dei quali destinati al Mezzogiorno».

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