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«Crescita, una grande intesa per il Paese»

La priorità è la crescita. E la legge di Bilancio che il Governo si appresta a varare è il primo passo di un «intervento organico di politica economica» per rilanciare il Paese e portarlo fuori dalle secche. Occorre «un patto per la crescita e la stabilità in chiave italiana». Una «grande sfida. Non un ritorno alla concertazione, ma possiamo essere attori di una grande intesa per il Paese, con un senso di corresponsabilità».
Vincenzo Boccia ha appena ascoltato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e prima ancora i nuovi numeri del rapporto del Centro studi di Confindustria, con il Pil limato al ribasso dello 0,1% sia per quest’anno che per il prossimo: per il 2016 si prevede una crescita dello 0,7 e nel 2017 dello 0,5 (i dati erano 0,8 e 0,6 nelle stime di giugno). Dal governo, ha anticipato Padoan, nella revisione del Def potrebbero arrivare stime migliori. «Io tifo – ha detto Boccia – per i dati di Prometeia e del governo. Pur orgoglioso del nostro Centro studi, spero abbia torto. Confindustria tifa per l’Italia». Le previsioni del Csc, ha spiegato il presidente, sono una constatazione alle condizioni attuali. «Gli esiti si potranno modificare in modo migliore o peggiore in base alle scelte che saranno fatte e agli strumenti che saranno messi in campo».
Ecco che torna, quindi, la necessità di avviare quel «circolo virtuoso dell’economia» imperniato su tre assi: più produttività, più investimenti privati, più finanza innovativa. Con una politica dell’offerta basata sui fattori, ha precisato Boccia, aggiungendo, in riferimento alle parole di Padoan: «Ci fa piacere vedere esponenti di governo che parlano di politica dei fattori e dell’offerta e non più di politiche di settore. Auspichiamo e accettiamo il confronto con il Governo, la crescita deve essere un indirizzo collettivo e comune del Paese». Boccia ha sottolineato, in relazione alla legge di bilancio, la sua preoccupazione per «alcuni orientamenti e richieste di altri che orientano le poche risorse disponibili solo sulla domanda. È un errore perché così non si rilancia la competitività delle imprese e del Paese». Bisogna fare il contrario: occorre la «pazienza – ha aggiunto Boccia citando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – di costruire strumenti per poi verificarne gli effetti sull’economia reale». Una questione di merito e di metodo.
In questa chiave va letto anche l’appoggio di Confindustria al referendum istituzionale: «È in ragione di quella stabilità di Governo, precondizione per realizzare quella agenda di medio termine che serve alla competitività del Paese». La legge di Bilancio è l’inizio di un cammino: bisogna continuare a finanziare le misure che si sono dimostrate efficaci: e quindi detassare il salario di produttività, finanziare la Sabatini, i superammortamenti, incentivare fiscalmente le imprese che rafforzano il proprio patrimonio. I dati del Centro studi hanno messo in evidenza la nostra perdita di competitività e produttività: 30 punti rispetto alla Germania. «La produttività è un asset del Paese, non solo una questione di relazioni industriali». Inoltre vanno rilanciati gli investimenti privati. Dobbiamo decidere, ha aggiunto Boccia, quale Paese vogliamo diventare: «La questione industriale è strategica, non dobbiamo appiattirci sul presente ma con le poche risorse che abbiamo fare cose intelligenti, selettive, orientate alla crescita». Deficit, debito e crescita sono i problemi del Paese ereditati dal passato. «Bisogna dare priorità alla crescita per risolvere anche la questione del debito e del deficit».

Nicoletta Picchio

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