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Crescita Fisco e mini-bond: più facile dire addio alle banche

Percorsi alternativi che diventano sempre più strategici per crescere e competere nei mercati globali. Il finanziamento attraverso gli sportelli bancari negli ultimi cinque anni è diventato una pratica meno utilizzata dalle piccole e medie imprese italiane. Così non accadeva nel passato. Basti pensare che circa l’80% del debito delle aziende è rivolto alle banche e il resto al mercato dei capitali. Una situazione specularmente opposta a quella che si registra in altri paesi come gli Stati Uniti.
È anche per questo che, da un paio d’anni, in Italia è cresciuta l’attenzione verso i minibond e gli strumenti di finanziamento alternativi al sistema creditizio. «L’utilizzo di questi strumenti dovrebbe consentire all’apparato produttivo di essere meno collegato al mondo creditizio — afferma Francesco Caputo Nassetti, docente di diritto bancario all’Università di Ferrara—. Malgrado questo, la partenza del mercato è stata al di sotto delle aspettative. Considerando la difficoltà in cui si trovano le banche italiane, che hanno oggettivi problemi nell’erogazione di finanziamenti, e l’abbondanza di capitali non bancari disponibili ad investire in minibond appare in qualche modo paradossale questo mancato sviluppo. Le ragioni sono forse da ricercarsi nella scarsa conoscenza dello strumento da parte delle imprese medio piccole, dei costi ancora elevati legati alle emissioni nonché nella difficoltà di alcuni manager del credito a superare il modello tradizionale di banca per evolversi verso quello dell’investment banking. C’è da augurarsi che questi ostacoli possano essere rapidamente superati a beneficio della nostra economia. E anche dei bilanci delle banche».
Il modello
Ma c’è anche chi i minibond li ha già fatti partire davvero. È il caso della Rigoni di Asiago che da qualche giorno ha avviato il collocamento di un prestito rappresentato da titoli di debito per un ammontare nominale minimo di 5 milioni di euro. Il collocamento verrà curato e coordinato dalla Banca Popolare di Vicenza. «Il collocamento di mini bond è un passo importante nella direzione di finanziare, ricorrendo a strumenti nuovi ed alternativi, lo sviluppo del nostro gruppo — afferma Andrea Rigoni, presidente del consiglio di amministrazione —. L’azienda sta vivendo un importante periodo di espansione, che ha portato i nostri prodotti ad essere apprezzati non solo sul mercato nazionale ma anche nei principali Paesi esteri. Siamo fiduciosi che il collocamento che sarà lanciato a breve, possa incontrare l’apprezzamento della comunità finanziaria internazionale. Con il capitale penseremo a costruire un altro impianto produttivo proprio accanto al nostro polo logistico».
Ma una svolta fondamentale arriva per le imprese anche dall’approvazione del pacchetto «Finanza per la Crescita» all’interno del decreto competitività.
Le agevolazioni
Con le nuove le agevolazioni fiscali, infatti, le imprese italiane potranno accedere a una più ampia platea di soggetti finanziatori come compagnie assicurative, fondi di credito e società di cartolarizzazione, allineando il Paese al resto d’Europa. «Tra le nuove misure introdotte — spiega Carlo Galli, partner di Clifford Chance e responsabile del dipartimento Tax — spicca la rimozione delle ritenute alla fonte sugli interessi dei prestiti provenienti da finanziatori professionali europei (banche, fondi e assicurazioni). Inoltre, con le modifiche alla legge sulla cartolarizzazione sarà, ad esempio, possibile organizzare emissioni da parte di più imprese a favore di veicoli che raccolgano la propria provvista anche presso investitori istituzionali esteri, i quali non saranno esposti al rischio di un unico prenditore. Si potranno così realizzare operazioni quali i “bond di distretto”, per finanziarie imprese diverse con un profilo di business omogeneo e che si trovano sullo stesso territorio».
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