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Crescita e rilancio: otto opportunità ferme tra i commi

di Marco Mobili e Giovanni Parente

La fase due sta per cominciare. Il consiglio dei ministri in programma per la metà della settimana dovrebbe dare il via libera al pacchetto di misure che, nelle intenzioni dello stesso Berlusconi, rappresentano una vera e propria scossa all'economia italiana. La strategia di rilancio viaggia sul binario liberalizzazioni-semplificazioni.

Una direttrice lungo cui sono previste le misure per facilitare la creazione e lo sviluppo di attività d'impresa (revisione degli incentivi inclusa), il piano casa, gli interventi per il Mezzogiorno e la riforma dei servizi pubblici locali. E il primo passo sarà la proposta di modificare tre articoli della Costituzione: il 41 sulla libera iniziativa economica, il 97 in cui verranno introdotti criteri di merito, trasparenza e semplicità della funzione pubblica e il 118 con l'adeguamento di stato, regioni ed enti locali al principio di autocertificazione.

Ma alle nuove iniziative che l'esecutivo vuol mettere in campo, nei cassetti del governo e delle commissioni parlamentari esiste già una serie di provvedimenti – varati proprio per rilanciare la crescita e lo sviluppo – che sono ancora a metà del percorso che li dovrebbe rendere pienamente operativi: ce ne sono almeno otto. In gran parte sono contenuti nelle manovre finanziarie e l'attuazione può essere una svolta per le imprese che stanno affrontando le difficoltà della crisi economica.

È il caso del decreto attuativo sulle compensazioni. La norma, formalmente in vigore dal 1° gennaio scorso, offre un exit way di carattere fiscale per far fronte ai pagamenti-lumaca della pubblica amministrazione. Un meccanismo semplice, che potrebbe alleviare la situazione delle aziende che attendono mesi – spesso anni – prima di ottenere quanto dovuto per i beni o i servizi forniti alla Pa. Le emergenze maggiori si registrano con gli enti locali e quelli del servizio sanitario nazionale. Il decreto lo si dà per pronto già da qualche settimana ma a oggi non è ancora in vigore.

Altro punto "sensibile" per le imprese è, già da qualche anno la ricerca, su cui si intrecciano due aspetti. Il primo è legato al passato, il secondo guarda al presente o almeno all'immediato futuro tracciato con la legge di stabilità per il 2011. La finanziaria dello scorso anno ha, infatti, stanziato 350 milioni per le aziende che – fino al 28 novembre 2008 – avevano effettuato investimenti in ricerca e sviluppo ma erano poi rimaste "a secco" con il click day di maggio 2009.

Per ripartire quei fondi si attende ancora il provvedimento che divide le risorse in misura proporzionale tra tutti gli aventi diritto. Nei mesi scorsi si sono tenuti incontri tra l'amministrazione finanziaria e le organizzazioni di categoria per definirne i criteri, ma finora le modalità non sono ancora arrivate.

Discorso diverso per i 100 milioni con cui la legge di stabilità, approvata a dicembre dal parlamento, ha finanziato il credito d'imposta o "voucher fiscale" per chi affida attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici. Si tratta di investimenti da effettuare entro l'anno. Il decreto atteso dovrà stabilire misura, attività e soggetti agevolabili.

Passo in avanti, invece, per le reti d'impresa, previste con la manovra triennale della scorsa estate. La Commissione Ue ha escluso, appena dieci giorni fa, che si tratti di un aiuto di stato. Per le aziende che uniscono le forze e puntano sulla competitività significa poter sfruttare una tassazione ridotta. Sul tavolo ci sono risorse per complessivi 48 milioni di euro (20 nel 2011 e 14 rispettivamente per 2012 e 2013). Ora la "palla" torna da Bruxelles a Roma, per rendere operativo il sistema.

Nell'archivio delle leggi e delle misure per la crescita che non sono chiavi in mano, c'è una disposizione che prometteva di mettere al passo con i tempi i coefficienti di ammortamento – ormai vecchi di 22 anni – per i settori a più elevata tecnologia. Uno spiraglio lo aveva aperto la finanziaria 2008 (governo Prodi). La manovra estiva 2009 del governo Berlusconi aveva fissato un indirizzo e una scadenza: sono passati 13 mesi da quella deadline, ma forse non è mai troppo tardi.

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