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Crescita e lavoro. Il governo prepara le prossime mosse

di Lorenzo Fuccaro

ROMA — Poco più di tre ore, tanto è durato il Consiglio dei ministri riunito ieri dopo la pausa festiva per affrontare la cosiddetta fase 2, quella dello sviluppo. Definizione, la fase 2, che però non piace al premier Mario Monti che continua a fare notare che «già nel decreto salva Italia erano contenute misure in favore della crescita», e dunque è del tutto inappropriato descrivere in questo modo i provvedimenti che l'esecutivo si accinge a varare a partire dalle prossime sedute del Consiglio, la prima delle quali si terrà il 10 gennaio.
La riunione si apre con una relazione di Monti «sui punti salienti del programma di lavoro» e sui tempi di realizzazione. Agenda che è stata «unanimamente condivisa dal Consiglio». La seduta ha luogo al termine dell'asta sui titoli di stato italiani per un valore di 9 miliardi di euro, tutti collocati sul mercato.
E su questo il presidente del Consiglio e i ministri si sono soffermati. L'asta è stata segnata dal successo perché, come ricorda il premier, «sono ricomparsi gli investitori istituzionali», che negli ultimi tempi invece disertavano questi appuntamenti.
Una nota positiva, quindi, da sottolineare, anche perché accompagnata da un altro fenomeno giudicato in maniera favorevole da Monti: il calo dei rendimenti, quasi dimezzati rispetto all'asta di novembre.
Il capo del governo guarda con soddisfazione a questo fenomeno perché starebbe a significare che si è tornati a una situazione di «normalità». Si sarebbe, a giudizio del presidente del Consiglio, superata la «fase patologica caratterizzata da tassi assai simili tra titoli a breve e titoli a lungo termine».
Ieri, al contrario, i rendimenti di quelli a breve sono risultati assai meno remunerativi degli altri. E questo è appunto un indicatore di grande interesse, segna un'inversione di clima e proprio per questa ragione deve essere valutato.
Nonostante ciò, lo spread tra obbligazioni pubbliche italiane e bund tedeschi continua a restare sopra la soglia dei 500 punti (ieri si è fermato a 510). Ebbene, secondo quanto avrebbe osservato al riguardo il premier, il motivo è che la Bce non compra più titoli italiani, cosa che invece faceva in passato. Ma anche a questo fatto va data una lettura non certo negativa perché la strada intrapresa viene ritenuta quella giusta. E proprio a proposito delle misure adottate di recente e della loro durezza, oggetto di polemiche non soltanto da parte delle organizzazioni sindacali ma anche da settori politici che sostengono l'esecutivo, Monti ricorda che «noi con i nostri interventi rispondiamo agli impegni assunti dal passato governo con la lettera del 26 ottobre scorso, sono impegni onerosi e noi intendiamo rispettarli».
Monti, durante la sua lunga esposizione, invita tutti i ministri, dall'Istruzione ai Beni culturali sino all'Agricoltura, «a lavorare anche durante le vacanze per predisporre un'agenda precisa». E i compiti a casa dei responsabili di dicasteri economici riguardano in particolare due temi: le misure di «semplificazione» da adottare per snellire le procedure e le «liberalizzazioni».
Se sul primo argomento la decisione è stata di dare una forte accelerazione, sul secondo è prevalso l'orientamento ad andare avanti ma con cautela, senza strappi. E il perché è evidente. I punti di vista delle forze politiche su quali settori debbano essere oggetto delle «aperture al mercato» causano polemiche, come del resto si è visto sulle farmacie e sui tassisti. Le conseguenze potrebbero scuotere gli equilibri della maggioranza (Pd-Terzo polo-Pdl) che sostiene il governo. Meglio, insomma, procedere con circospezione. Anche il tema del lavoro, argomento di estrema delicatezza, verrà affrontato a tempo debito. Elsa Fornero si sarebbe detta pronta a portare avanti la riforma nel confronto con le parti sociali.
Ufficialmente, però, nessuno dei partecipanti al Consiglio dei ministri vuole parlare. Anche perché l'intenzione è quella di lasciare oggi completamente la scena al capo del governo che incontrerà questa mattina i rappresentanti di 43 testate giornalistiche italiane e straniere. A Monti spetterà il compito di fare un primo bilancio delle cose fatte e di illustrare quelle ancora da fare. «Direi solo spezzoni — si schermisce il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi — aspettiamo di sentire il presidente del Consiglio».
 

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