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“Crescita e lavoro al primo posto” riparte l’asse Monti-Merkel

ROMA — «Insieme». Più volte Angela Merkel seleziona questo vocabolo, a conferma che ormai c’è un asse tra la sua Germania e l’Italia di Monti, un feeling personale tra lei e «Mario». Perciò, il Cancelliere spiega che i due paesi «sono decisi ad affrontare insieme le difficoltà », che «insieme» si preoccupano per la crescita e l’occupazione, insieme collaborano, essendo entrambi «operosi e diligenti ». E il premier: «Angela ed io lavoriamo molto bene insieme perché tutti e due crediamo in una cosa che si chiama “soziale Marktwirtschaft”, l’economia sociale di mercato». Quindi aggiunge: «La sua economia è più competitiva della mia. Spero che accorceremo le distanze e che spingeremo più avanti l’Europa».
Villa Madama, pomeriggio afoso. I due leader si scambiano complimenti e cortesie. Avvolta in una giacca color albicocca, la signora apprezza a voce alta i saloni sontuosi progettati da Raffaello Sanzio, è colpita dall’eleganza dei dipinti, le piacciono i giardini. Anche Monti, in completo
scuro, si guarda intorno con una certa ammirazione. «È un piacere sempre più frequente incontrare il Cancelliere», esordisce, elencando le tante volte che, negli ultimi due mesi, sono stati appunto insieme: Camp David, Chicago, Los Cabos, Roma, e, soprattutto Bruxelles, lo scorso week-end, quando al termine di una infinita maratona negoziale e su proposta italiana è stato deciso uno scudo anti-spread. Di nuovo il premier ribadisce che l’Italia non intende attivare il meccanismo: «Non si trova nelle condizioni di Grecia e Portogallo e dunque non fa domanda di aiuto. Ma bisognava evitare che livelli molto alti dello spread scoraggiassero alcuni paesi a perseguire in modo risoluto le politiche economiche intraprese». E Merkel: «Abbiamo trovato una soluzione soddisfacente per tutti. Ciò che conta per me è che gli strumenti elaborati dal vertice Ue vadano avanti su regole già in vigore». Se ne riparlerà il 9 all’Eurogruppo. Ma intanto, poiché l’intesa ha suscitato polemiche a Berlino, lasciando dietro di sé una scia di equivoci e incomprensioni, è meglio archiviare tutto. Monti: «Italia e Germania sono i paesi più disposti ad una condivisione di sovranità» in ambito europeo «se questo vuol dire avere strumenti di politica economica più efficaci». Merkel annuisce e sorride. Si capisce che vuole far dimenticare la faccia scura con cui ha lasciato Bruxelles, dopo la lunga notte del Consiglio Ue: «Noi ci siamo sempre capiti. Abbiamo sempre trovato un’intesa », anche al vertice europeo. Non ci sta neppure a passare per «la cattiva» della Ue. «Io? Ma no. So però che quando otterremo i nostri successi i punti di vista cambieranno ». Quindi elogia il lavoro del premier, «riforme importanti, in tempi rapidissimi» e altre «sono in arrivo». Monti cita la spending review e la riforma del mercato del lavoro, guardando la Fornero che siede in prima fila. Sono i famosi «compiti a casa». Il premier: “Ho confermato alla Cancelliera la determinazione che già conosce e che credo che apprezzi con cui il governo intende proseguire nel contenimento del bilancio, nella disciplina fiscale, nelle riforme strutturali e, in prospettiva, nella crescita. Una disoccupazione giovanile al 36% è inaccettabile ». E Merkel : «Collaboro bene con Monti e il suo governo. Abbiamo bisogno di tale intensità di scambi. E’ necessario rafforzarla ogni giorno». Spiega il perché: «Se i vicini europei sono in crisi, anche la Germania ne risentirà».
Si chiamano per nome, i due leader. Si danno del «tu». Lui l’accoglie con la banda dei Granatieri di Sardegna, protocollo riservato ai capi di Stato. Lei è lusingata. Entrambi ci tengono a farsi vedere uniti, decisi a «portarsi avanti»: «Quello che facciamo oggi non sarà più un compito di domani», dice la signora. E glissa una domanda sul dopo-professore, su cosa accadrà nel 2013: «Mi dovrei concentrare su altre scadenze…». Anche in Germania si voterà.

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