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Crescita cinese ai minimi dal 2009

La crescita cinese rallenta ai minimi dall’inizio del 2009, ma i segnali di risveglio che cominciano a consolidarsi autorizzano a pensare che si sia ormai toccato il “fondo”. E che il Governo di Pechino stia riuscendo a pilotare l’economia nell’atterraggio morbido desiderato.
Nel terzo trimestre, il Pil è aumentato del 7,4% su base annua, in frenata rispetto al 7,6% registrato tra aprile e giugno e all’8,1% dei primi tre mesi dell’anno. Per trovare un trimestre più lento, bisogna tornare al periodo gennaio-marzo del 2009. Nei primi nove mesi di quest’anno, il Pil è cresciuto del 7,7%. L’Ufficio nazionale di statistica ha quindi confermato che sarà centrato il target di crescita annua fissato al 7,5% dal premier Wen Jiabao a marzo.
Su base trimestrale, la crescita ha invece registrato una accelerazione, con un tasso del 2,2%, contro il 2% del secondo trimestre. Tanti i segnali di ripresa. Per cominciare, con i prezzi ormai stabilizzati dopo l’enorme sforzo fatto dal Governo per contenere la bolla immobiliare, tra luglio e settembre le vendite del settore sono aumentate, trainando il giro d’affari dell’arredamento, salito del 27%. Più in generale, continuano a crescere i consumi, con le vendite al dettaglio in aumento del 14,2% su base annua. Medicinali, dispositivi telefonici e abbigliamento hanno fatto tutti segnare tassi di crescita del 20%. Meno sostenuto il passo degli investimenti fissi, “fermi” al 20,5%, contro una media del 25% nel 2011. La produzione industriale è salita del 9,2%.
Rafforzare la domanda interna è appunto l’obiettivo che le autorità cinesi si sono date per rendere l’economia meno dipendente dalle esportazioni e quindi meno esposta a shock esterni come quello che colpisce l’Eurozona.
Nonostante il pessimismo degli investitori, che ancora temono un forte rallentamento, l’economia sembrerebbe in grado di reggere, aiutata anche dal piano di sostegno varato da Pechino: investimenti per 157 miliardi di dollari in infrastrutture, che si affiancano ai due tagli dei tassi di interesse decisi a luglio e ai tre tagli delle riserve obbligatorie delle banche da novembre. Il Governo ha anche aumentato la spesa per l’educazione, per le politiche abitative e per lo sviluppo delle aree rurali. Tanto che a settembre la spesa pubblica è aumentata del 16,6%, dal 12% di agosto. Le banche, a loro volta, hanno pompato nel sistema 100 miliardi di dollari lo scorso mese (a fine anno si prevede saranno 1.360 miliardi).
Quanto al mercato del lavoro, i sintomi sono ancora più da pieno impiego piuttosto che da crisi occupazionale. I salari sono in crescita e gruppi come Foxconn (ma non solo) denunciano difficoltà ad assumere e trattenere addetti. Più in generale, nei centri per l’impiego continuano a esserci più posti vacanti che persone in cerca di lavoro.
Secondo Donna Kwok, di Hsbc global research, l’economia cinese rimbalzerà nel terzo trimestre e crescerà del 7,8% nel 2012, per accelerare all’8,6% l’anno prossimo.

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