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Crescita, anche il Fmi taglia le stime sull’Italia

Per prima cosa bisogna star attenti a non perdersi nella selva dei decimali. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, la crescita mondiale rimane stabile, ma con tre velocità. Lenta, quasi immobile, nell’aerea dei Paesi occidentali industrializzati. Ancora sostenuta in Cina e India. In ripresa nelle aree di crisi, come Russia e Brasile. I numeri presentati ieri dal Fmi, alla vigilia delle riunioni di autunno, sono più o meno quelli dello scorso luglio. Viene confermato un aumento pari al 3,1% del Pil mondiale. Leggero rialzo nell’area euro: 1,7% (0,1% in più); sforbiciata per l’Italia: 0,8% (0,1% in meno). Dopo la Brexit, la Gran Bretagna tiene nel 2016: 1,8% (0,1% in più), ma slitta all’1,1% nel 2017 (0,2% in meno).

In campo due forze contrastanti e di natura diversa. Da una parte, come ha spiegato il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, bisognerà fare attenzione alle incognite politiche: «Il consenso sui benefici dell’integrazione economica è sempre più sfilacciato e rende più attraenti le proposte protezionistiche». Riferimenti espliciti alla Brexit e alla competitività mostrata da Donald Trump nelle presidenziali americane. Dall’altra è ancora fondamentale l’azione di sostegno intrapresa dalle banche centrali. Obstfeld apprezza, in particolare, la linea di Mario Draghi, a capo della Bce: «Ha seguito una politica monetaria appropriata e potrebbe andare anche oltre, prendendo misure che sarebbero positive per l’inflazione».

La zona euro rallenta nel modo più marcato di tutti. È interessante osservare la striscia del triennio 2015-2017. Si parte da un +2% e poi si scende all’1,7% quest’anno e all’1,5% il prossimo. L’Italia sta dentro questa specie di compressore. Nel dettaglio: 0,8% nel 2015; 0,8% nel 2016; 0,9% nel 2017. Anche il Fmi, così come la Banca d’Italia, non ritiene realizzabile l’aumento dell’1% per l’anno venturo, considerato invece dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan un obiettivo raggiungibile. Pure le stime sul rapporto deficit-Pil sono più pessimistiche. Il governo italiano si aspetta un rapporto pari al 2,4% nel 2016 e al 2% nel 2017. L’Istituto guidato da Christine Lagarde vede, invece, il 2,6% quest’anno e il 2,5% il prossimo.

Ma il punto chiave è un altro: a differenza di Germania, Spagna, e anche Francia, l’Italia ha davanti a sé una prospettiva di galleggiamento sotto l’1% di crescita, sempre al di sotto della media dell’eurozona. Gli Stati Uniti ondeggiano. Nel 2015 incremento della ricchezza pari al 2,6%; nel 2016 discesa all’1,6%, più in basso della zona euro; nel 2017 risalita a 2,2% e controsorpasso rispetto all’Europa. Resta da capire quanto potranno incidere le mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse.

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