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Crescita ai massimi da 7 anni, Borsa su dell’1,8%

L’economia italiana è cresciuta nel 2017 dell’1,4%, che diventa l’1,5% a parità di giorni lavorativi, il miglior dato degli ultimi sette anni. Ma è quella che in Europa cresce più lentamente (la media è del 2,5%), e non ha ancora del tutto recuperato il terreno perduto negli anni della crisi.

I dati preliminari diffusi ieri dall’Istat sono comunque positivi e confermano le previsioni del governo e degli istituti di ricerca. Nel quarto trimestre del 2017 il prodotto interno lordo è salito dello 0,3% sul trimestre precedente, con un tasso di crescita tendenziale dell’1,6%, a fronte di un +0,6% in Francia e Germania e +0,7% in Spagna.

Nel 2018, grazie a questi dati che dovranno essere confermati il prossimo primo marzo, è già acquisita una crescita dell’economia dello 0,5%.

Per il governo, che nelle sue stime ufficiali per il 2017 aveva indicato proprio l’1,5%, è un dato «buono, ma non sufficiente». Per il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda e il segretario del Pd, Matteo Renzi, si potrà essere soddisfatti quando l’economia crescerà del 2% l’anno. Secondo la sinistra radicale i risultati sono frutto della politica monetaria della Bce, mentre Forza Italia punta il dito sui rischi della finanza pubblica.

«La crescita è positiva, ma siamo ancora indietro rispetto agli altri paesi europei e dobbiamo recuperare quello che abbiamo perso in questi anni di crisi» ha detto il segretario della Cisl, Annamaria Furlan.

Nel 2017 il volume del Prodotto interno lordo, secondo i dati dell’Istat, è ancora più basso del 5,7% rispetto al livello del 2007. «C’è un effetto combinato positivo di alcuni provvedimenti, in particolare il Jobs Act e il piano per l’Industria 4.0. C’è un effetto importante di riattivazione degli investimenti privati e le esportazioni crescono» commenta il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia.

Sulla scia del buon andamento di Wall Street, intanto, tutte le Borse europee hanno chiuso in positivo, con Milano in luce particolare (+1,8%). La possibilità di un aumento dei tassi di interesse negli Usa, anche a seguito di una crescita dei prezzi un po’ eccessiva (2,1% il tasso annuo registrato ieri, contro il 2% di obiettivo della Fed), non sembra spaventare più di tanto i mercati.

Da segnalare, invece, l’aumento deciso dei tassi di interesse sui titoli di Stato tedeschi. In emissione, ieri, i Bund trentennali sono stati piazzati all’1,33% contro l’1,02% dell’asta precedente. Basse le richieste.

Mario Sensini

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