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«Cresceremo l’1% quest’anno, 1,5% nel 2016»

C’è un’occasione che la politica economica non può permettersi di perdere: la possibilità di due anni di recupero dell’economia, da trasformare in sviluppo stabile e robusto.
Muove da queste considerazioni l’ultimo rapporto del Centro studi Confindustria, che rivede leggermente verso l’alto le sue stime d’incremento del prodotto interno lordo, portandolo a +1% nel 2015 (contro il precedente +0,8%) e +1,5% nel 2016(a fronte di un +1,4 %stimato nel mese di giugno). Le previsioni, precisa il Centro studi Confindustria, continuano ad essere prudenti e questo riavvio dell’attività produttiva mantiene la sua costituzione «fragile » e modesta. «L’analisi della situazione attuale – si osserva del resto nel rapporto, presentato ieri dal direttore del Csc, Luca Paolazzi – suggerisce che in questo momento il Paese risplende più di luce riflessa che per meriti propri». In altri termini, i venti alisei che in questo momento sospingono l’economia italiana provengono tutti dall’esterno. Si tratta infatti di quel cocktail a base di bassi tassi d’interesse mini euro e basso prezzo del petrolio, con la prospettiva di una nuova accelerazione del commercio mondiale l’anno prossimo che per un paese trasformatore come l’Italia rappresenta, sì, un toccasana, ma è un insieme di spinte positive “una tantum”. Per questo, si sostiene «provvedimenti inseriti in primo luogo nella legge di stabilità che è in cantiere possono rafforzare l’intensità del recupero dell’economia italiana, che rimane fragile e modesto rispetto al terreno perduto, nelle spinte che arrivano dall’esterno e ai ritmi che sono necessari per chiudere la voragine di produzione, reddito e occupazione scavata dalle due profonde e consecutive recessioni» che abbiamo alle spalle.
Il rapporto spiega che nel corso dell’estate sono cambiati parecchi elementi del panorama interno e internazionale. Sul piano nazionale, in particolare, è maturata, attraverso i nuovi dati pubblicati dall’Istat, una percezione della dinamica dell’attività economica migliore di quanto si sapeva: quel +0,2 di Pil in più registrato nei primi due trimestri 2015, insieme alla revisione apportata dall’Istat anche al profilo del 2014, ha spiegato Paolazzi, hanno mostrato un’economia italiana in accelerazione. Una spinta visibile , anche nei dati della nuova occupazione che sono positivi a partire da marzo, da quando cioè la messa in opera del Jobs act e della decontribuzione per i nuovi assunti ha dato un impulso forte e simultaneo ad occupazione e Pil. «Nel biennio – si sottolinea nel rapporto – avverrà la creazione di 494mila posti di lavoro». Quanto alla disoccupazione, nel 2015 sarà in media del 12,2% e scenderà all’11,8% nel 2016, nonostante una forza lavoro che accelera (+0,5% in media d’anno).
«Stimare oggi una crescita dell’un per cento per il 2015 non è una previsione particolarmente ottimistica – ha spiegato Paolazzi – visto che la crescita acquisita per l’anno dalla nostra economia è pari a +0,7%». A meno di non ipotizzare un blocco dell’attività produttiva per i mesi prossimi, dunque, a produrre quello 0,3% in più potrebbero essere sufficienti gli effetti ritardati del risparmio sulla bolletta petrolifera( pari a 21 miliardi) del cambio favorevole o dei tassi bassi. Inoltre, è stato ricordato ieri, le informazioni sulla stagione turistica, a detta degli imprenditori parlano di un+10% rispetto allo scorso anno.
La riforma del mercato del lavoro, gli sgravi contributivi e la riduzione dell’Irap hanno avuto un «ruolo importante nel catalizzare la fiducia delle imprese, in prima battuta, e delle famiglie, in seguito», sottolinea il CsC. Le stime del rapporto parlano di un +0,9% per la spesa delle famiglie nel 2015 e un +1,5% nel 2016. Anche gli investimenti tornano ad accelerare nel 2015 e nel 2016: +1,2% e +2,7% rispettivamente.
«Si va dunque consolidando l’uscita dell’economia dalla recessione» iniziata nell’estate del 2011 e «proseguita fino all’autunno del 2014». Anche se il livello del Pil «rimane, comunque, inferiore dell’8,9% nei confronti del massimo pre-crisi e del 4,7% rispetto al precedente picco del secondo trimestre del 2011 ed è al livello del primo trimestre del 2000. La strada del recupero appare, perciò, lunga, in assenza di politiche che accelerino la crescita». Del resto, «sul piano della sostenibilità dei conti pubblici, l’Italia ha compiuto grandi progressi ed è in condizioni più solide di quasi tutti gli altri paesi europei» si legge nel rapporto, che pure prevede un indebitamento netto più alto di quello stimato dal governo: 2,8 quest’anno e 2,1% per l’anno prossimo.
La crescita economica, invece, resta vulnerabile, anche perché, sempre nel corso dell’estate, sul piano internazionale non sono mancate le nubi. Paolazzi le ha riassunte ieri: abbiamo avuto, ha ricordato« una frenata del commercio mondiale dovuto al rallentamento dei Paesi emergenti, in particolare della Cina, che ha comportato una fibrillazione dei mercati finanziari, con oscillazioni viste solo nella crisi del 2008 2009, abbiamo avuto il problema grecia Grecia, le incertezze sui tassi Fed. E abbiamo tuttora, nel mondo, una minaccia di deflazione».

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