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Cresce la rivolta contro la Super-Tasi Confindustria: tagli all’Irap, non all’Irpef

ROMA — La Tasi sarà un’altra «botta», parola di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che così ha sentenziato dopo aver letto le previsioni sull’impatto che la nuova tassa per i servizi indivisibili (dall’illuminazione alla manutenzione delle strade) avrà su famiglie e imprese. Analisi spietate sia per quanto riguarda le aziende — per le quali secondo la Cgia è in arrivo una stangata da un miliardo — che per quanto riguarda le famiglie, visto che, secondo le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori, si troveranno a pagare, al netto delle detrazioni, importi medi dai 247 ai 326 euro. Le proteste contro la nuova tassa stanno velocemente aumentando. «Ho visto i numeri» ha detto Squinzi, «sorrido, ma non c’è molto da sorridere. Ancora una volta, per recuperare risorse, si aumenta il carico fiscale invece che incidere sui costi; mi auguro che il lavoro che Cottarelli ha avviato sulla spending review sia portato fino in fondo». Confindustria teme la scorciatoia fiscale, la tentazione del governo a fare cassa aumentando le tasse, e invita Renzi a mettere invece in atto «interventi incisivi in tempi rapidi». Prima di tutto il taglio al cuneo fiscale «perché l’emergenza numero uno è quella del lavoro». Il giudizio delle imprese sul premier e sull’esecutivo è sospeso: «Renzi, la potenza sul motore ce l’ha, auguriamoci che sia capace di scaricarla a terra — ha detto Squinzi — Gli invidio l’età, ma anche l’energia. Quanto al governo, alcuni ministri sono di ottimo livello, altri o non hanno esperienze specifiche di gestione amministrativa o politica, oppure sono io che non li conosco, aspettiamo alcuni mesi per vedere come operano». Ma sulla ricetta da utilizzare per rilanciare ripresa e occupazione le parti sociali non sono affatto d’accordo. Per Squinzi la priorità resta il taglio dell’Irap, l’imposta pagata dalle imprese sull’attività produttiva, da preferire, secondo lui, alla riduzione dell’Irpef perché «nell’immediato darebbe un impatto più forte sulla competitività delle imprese e sul costo del lavoro». Alla platea del Micam, la fiera della calzatura a Rho inaugurata ieri, il leader degli industriali ha raccontato: «Come imprenditore pago le tasse in 40 Paesi nel mondo e produco in 32con un tasso medio di incidenza fiscale del 34 per cento: in Italia negli ultimi dieci anni il livello di tassazione non è mai sceso sotto il 50 per cento e questo è addebitabile principalmente all’Irap».
Una netta indicazione, la sua, che si scontra con quella fornita dai sindacati. Per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, «il fisco ha messo in difficoltà le famiglie che non spendono più. Ora quei pochi soldi che ha, lo Stato li deve impiegare per ridurre le tasse a lavoratori e pensionati». La precedenza va data all’Irpef perché «se manca il mercato nazionale l’economia si blocca». Ridare soldi alle imprese tagliando l’Irap, secondo Bonanni «può andare anche, magari dopo», dopo un intervento a favore dell’imposta sui redditi, perché oggi «le aziende non hanno commesse e metterebbero quella liquidità in banca».
Una battaglia, quella contro la Tasi, che il centro-destra fa sua. Per Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato di Forza Italia: «Altro che rivoluzione fiscale, quella del governo Renzi si annuncia come una rapina fiscale ai danni degli italiani, colpiti su un bene fondamentale come la casa. L’aumento della Tasi è una vergogna, il governo parte malissimo ». Per la collega di partito Anna Maria Bernini «la Tasi di Renzi in qualche caso è addirittura più pesante dell’Imu di Monti. Colpisce l’80 per cento degli italiani che pensavano di aver costruito il risparmio sugli immobili e si trovano oggi a stringere la cinghia per paura del futuro».

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