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Cresce la paura per Eurolandia Draghi: a rischio anche la Germania

L’Europa non festeggia l’esito del voto Usa. Nel giorno della rielezione del presidente Obama, dopo un breve brindisi iniziale, le borse Ue virano in negativo, fino a «bruciare» ben 100 miliardi di euro. Pesano sulle contrattazioni le stime pessimistiche di Bruxelles, secondo cui l’economia
è «in acque agitate» e la disoccupazione galoppa. Intimorisce l’annuncio del presidente della Bce, Mario Draghi: «La crisi è arrivata in Germania», locomotiva e cuore pulsante del vecchio Continente. Il cancelliere tedesco Angela Merkel stavolta concorda: «Stiamo vivendo una grande crisi dell’euro. Ma se l’Europa non riuscirà a riprendersi, avremo una crisi più grave», con le economie al palo. Il commissario Ue Olli Rehn si dice «preoccupato» per la crescita debole dell’Italia, dove secondo le sue stime i disoccupati sfioreranno nel prossimo biennio il record del 12% (11,5 nel 2013 e 11,8 nel 2014). Il paese è in «profonda recessione» e la ripresa sarà «tiepida»: quest’anno il Pil scenderà del 2,3%, nel 2013 sarà a meno 0,5% e tornerà positivo solo nel 2014 (più 0,8).
I listini vanno giù, complice anche l’incertezza sulla Grecia. Da Londra a Francoforte, da Parigi a Madrid ovunque compare il segno meno. Milano, la piazza peggiore, lascia sul campo il 2,50% del valore, con i titoli bancari sempre sotto pressione. Lo spread tra i Btp e il bund chiude a quota 353,
dopo un picco di 357; quello spagnolo sale a 433 punti. L’euro scende ai minimi da due mesi, a 1,2740 sul dollaro. La tensione sui mercati s’infittisce non appena rimbalzano le previsioni della Ue e l’avvertimento di Draghi. Il banchiere precisa che «non deve stupire » questo effetto-rallenty anche per la Germania, una economia «aperta e integrata» perché «i
paesi che condividono la moneta unica sono come dei vasi comunicanti. Un cambio in uno dei vasi crea uguali cambiamenti in tutti gli altri». Significa che «le misure per assicurare la stabilità della zona euro nel suo complesso sono anche a beneficio della Germania ». Il paese intanto comincia a soffrire: i cinque saggi tedeschi prevedono un Pil a quota 0,8 anche nel 2013; la produzione industriale scende a settembre dell’1,8% sul mese precedente e dell’1,2 su base annua, peggio delle attese. Il cancelliere Merkel chiede uno sforzo di tutti, non solo dei paesi euro, per usare al meglio le risorse europee e punta ad un accordo sul bilancio pluriennale nel prossimo vertice Ue. Proprio per questo, dopo essersi congratulata con Obama invitandolo a Berlino, è volata a Londra dal premier Cameron, con l’intento di smussare le resistenze inglesi in materia. «Molto resta da fare per ripristinare la fiducia nella Ue», è il suo ammonimento. La signora non esclude modifiche ai Trattati per superare la crisi e ribadisce: «O vinciamo insieme o perdiamo tutti. Noi vogliamo vincere insieme».
Peggiorano anche le stime Ue sul Pil di Eurolandia (nel 2013 il Pil crescerà di un misero 0,1% e solo nel 2014 si dovrebbe arrivare a un più 1,4%): rallentano tutti, anche Germania e Francia. Ci sono timori per l’Italia dove, se tutto filerà liscio, l’economia comincerà a risalire la china «dalla seconda metà del 2013 ma a un ritmo molto smorzato». Si tratterà appunto di una ripresa «tiepida», che il ministro Vittorio Grilli colloca comunque «dal secondo trimestre 2013». La Ue stima anche che l’anno venturo non ci sarà un pareggio di bilancio in termini strutturali, ma solo «una posizione vicina al pareggio», purchè siano attuate le riforme decise dal governo. Sale anche il debito: 126,5% nel 2012, 127,6% nel 2013. Monito di Rehn: «Il processo di riaggiustamento durerà per qualche tempo. Anche se lo stress del mercato si è ridotto non c’è spazio per compiacimenti».
È così che il commissario Ue Olli Rehn sintetizza la situazione italiana, con il Pil in calo del 2,3% quest’anno e dello 0,5% l’anno prossimo. Una “tiepida ripresa” solo nel 2013, +0,8%

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