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Cresce il rischio del maxi-saldo

Il saldo dell’Imu 2013, che attende alla cassa entro lunedì prossimo 15,3 milioni di persone e 700mila imprese, non sarà solo complicato da calcolare, ma anche caro, soprattutto nei Comuni che hanno alzato l’aliquota ordinaria. Difficoltà e peso dipendono entrambi dalla continua girandola delle regole, che hanno consentito ai Comuni di decidere fino al 30 ottobre le nuove aliquote e di pubblicarle entro ieri, e che di conseguenza hanno imposto di versare l’acconto di giugno in base ai parametri 2012.
In pratica, tutti i rincari decisi quest’anno si scaricano sull’appuntamento di dicembre, perché l’acconto è stato per tutti pari alla metà dell’imposta versata nel 2012. Il quadro definitivo di quanti sindaci hanno ritoccato le aliquote si conoscerà solo nei prossimi giorni, perché le decisioni sono pubblicate sul sito di ogni Comune e non sono nemmeno più raccolte puntualmente dal dipartimento delle Finanze, ma già guardando ai capoluoghi di Provincia si scopre che in una città ogni cinque la richiesta sulle seconde case o sugli altri immobili è più in alto dello scorso anno. Se la stessa tendenza sarà confermata nella generalità dei Comuni, saranno più di 1.500 i casi di aliquote “rinnovate”, ma bisogna anche tenere in considerazione che nei centri medio-piccoli i parametri per calcolare l’imposta sono cresciuti in media meno che nelle grandi città, per cui c’è più spazio per aumenti quest’anno. Sull’abitazione principale i numeri sono diversi, ma raccolgono sia gli incrementi che risalgono allo scorso anno sia quelli decisi nel 2013 (si veda l’articolo qui a destra).
Dove l’Imu aumenta, comunque, il rincaro si scarica integralmente sul saldo di dicembre, con un peso che naturalmente dipende dai livelli di partenza (le aliquote dell’anno scorso) e dal punto di arrivo (i parametri decisi per quest’anno). Dove l’aliquota sarà la stessa dell’anno scorso, ovviamente non si registrerà alcun aumento e per versare l’imposta sarà sufficiente replicare la cifra che è stata versata a giugno come acconto.
Nella situazione opposta, cioè quella in cui l’aliquota ha registrato l’aumento massimo passando dallo 0.76% all’1,06%, limite fissato dalla legge statale, lo stesso immobile pagherà di saldo il 78,95% in più rispetto all’acconto di sei mesi fa. Con 100mila euro di valore catastale, infatti, l’acconto è stato di 380 euro (cioè la metà dei 760 euro dovuti come imposta annuale nel 2012, con l’aliquota standard), mentre il saldo vola a 680 euro, vale a dire i 1.060 euro dovuti come Imu 2013 in base alla nuova aliquota meno i 380 euro già pagati a giugno.
In teoria potrebbero verificarsi anche aumenti maggiori, se il Comune ha deciso sconti nel 2012 rispetto ai parametri standard e quest’anno abbia cambiato rotta, spingendo le aliquote al massimo. Nel panorama articolato dell’Imu nulla è da escludere, ma quest’ipotesi riguarderà al massimo casi limitati perché difficilmente un Comune che l’anno scorso aveva spazi in bilancio per offrire sconti ai propri contribuenti si trova oggi in difficoltà tali da imporre il massimo a tutti.
Chi di sicuro andrà incontro ad aumenti maggiori rispetto a quelli generali sono le imprese, gli alberghi e i centri commerciali. Per i fabbricati che il Catasto inquadra nella «categoria D», infatti, il decreto «Salva-Italia» di due anni fa ha imposto anche nel 2013 un incremento lineare alla base imponibile, dopo quelli generalizzati distribuiti su tutti gli immobili l’anno scorso. Rispetto al 2012, il moltiplicatore che si applica a capannoni, alberghi, centri commerciali e agli altri immobili di «categoria D» è passato da 60 a 65, trasformandosi quindi in un aumento ulteriore dell’8,33% del valore fiscale su cui si calcola l’Imu. Anche questo aumento si scarica integralmente sul saldo, perché anche per i capannoni l’acconto si è pagato sulla base dei parametri 2012: l’impresa (oppure l’albergo o il centro commerciale) che si trovano in un Comune passato dallo 0,76% all’1,06% pagheranno di conseguenza un saldo più che doppio rispetto all’acconto di primavera (l’aumento, per la precisione, è del 102,19%).
Anche questo fattore rischia di pesare sulla puntualità nei versamenti di un’imposta, l’Imu sui fabbricati “produttivi”, che colpisce settori spesso in crisi di liquidità, e per tutto l’anno è stata accompagnata da promesse di abolizione poi rivelatesi vane. Per il momento c’è in legge di stabilità un mini-sconto sotto forma di detrazione dall’Irpef e dall’Ires, che però deve aumentare (ora è al 30% sul 2013 e al 20% dal 2014) per farsi sentire davvero.

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