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Cresce il commercio scorretto

Le sanzioni complessivamente inflitte dall’Agcm nel 2013 in materia di pratiche commerciali scorrette hanno toccato i 9,2 milioni di euro mentre, nei primi sei mesi dell’anno in corso, ammontano già a 8.198.500 euro. Un’intensa attività, quindi, che trova riscontro anche nell’affermazione di principi interpretativi innovativi in tema di tutela amministrativa, come emerso dalla relazione 2014 presentata nei giorni scorsi.

Sotto il profilo sostanziale dei rapporti tra Codice del consumo e discipline speciali, il Tar del Lazio (sentenza 17.1.2013 n. 535) ha ritenuto applicabile per la tutela del consumatore la normativa speciale costituita dal Codice delle assicurazioni private che attribuisce all’Autorità di regolazione, l’Isvap, una generica competenza nella materia delle assicurazioni private con poteri interdittivi, sanzionatori e prescrittivi.

Il Tar Lazio ha pertanto escluso l’applicazione, in materia di tutela del consumatore, delle norme del Codice del consumo e affermata la competenza dell’Isvap.

L’illecito consumeristico patito dalla diffusione di una pratica commerciale scorretta è stato identificato come di mero pericolo, posto che l’illiceità della condotta posta in essere non deve dimostrare una concreta attuazione pregiudizievole quanto piuttosto una potenzialità lesiva per le scelte dei consumatori che devono poter porre in essere fuori da condizionamenti o orientamenti decettivi.

In tema di omissioni rilevanti (Tar Lazio 4.2.2013 n. 1177), l’assenza di indicazioni sul Taeg costituisce un’omissione di informazioni di cui il consumatore medio ha bisogno per prendere una decisione consapevole. Il consumatore non può desumere dalla sola lettura del claim principale l’offerta promozionale relativa all’acquisto di una vettura con pagamento rateale, poiché detta offerta prevede numerose variabili, come i tassi di finanziamento, il massimo importo finanziabile, che differiscono da modello a modello proposto.

Sulla dimensione economica del professionista, il Cconsiglio di stato (5.8.2013 n. 4085) ha stabilito che le condizioni economiche di un soggetto societario devono riferirsi anzitutto alla sua dimensione economica. Secondo il Cds, detta dimensione è l’elemento prioritariamente rilevante per determinare l’ammontare della sanzione pecuniaria e vi concorrono quindi alche la ponderazione del risultato di utile o di perdita di esercizio nel cui quadro d’insieme la sanzione viene comminata.

Connesso al punto citato è quello delle perdite di bilancio che, secondo il consiglio di stato (18.4.2013 n. 2143), non hanno rilevanza nella determinazione della sanzione se non ne era stata data notizia circa la sussistenza nella fase di avvio del procedimento.

Infine, per quanto attiene i profili procedurali, il Cds (5.8.2013. n. 4085) ha affermato che l’atto di avvio del procedimento non risulta carente se non indica puntualmente gli articoli del Codice del consumo che si ritengono violati, ritenendo sufficiente che il provvedimento di avvio metta in grado il destinatario di apprestare le difese pertinenti, informandolo dei comportamenti contestati nel quadro normativo di riferimento. Ne consegue, infine, che non si configura alcuna violazione del diritto di partecipazione e difesa procedimentale laddove nella rituale comunicazione di avvio del procedimento siano contenuti tutti gli elementi idonei a consentire la comprensione, da parte del destinatario, dello specifico oggetto della verifica avviata dall’Agcm.

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