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Creditori in par condicio

Nella liquidazione volontaria in caso di incapienza patrimoniale, il liquidatore è tenuto al rispetto della par condicio creditorum fra i creditori di pari grado. Diversamente egli è chiamato a rimborsare il creditore indebitamente non soddisfatto.

È quanto afferma il tribunale di Milano con sentenza del 21 aprile 2017

Il fatto

La controversia in esame prende le mosse da pretese creditorie esercitate da un creditore di una srl in liquidazione, con patrimonio netto negativo, rimasto parzialmente insoddisfatto a fronte della intervenuta estinzione della società a seguito di deposito del bilancio finale di liquidazione e conseguente cancellazione della società dal Registro delle imprese. Oggetto della pretesa risarcitoria un originario credito di euro 4.557,68 oltre interessi e spese legali non opposto e quindi divenuto definitivo, rimasto non pagato per un importo di euro 3.269,60. In tale contesto l’attore lamentava una ingiustificata violazione, in suo danno, del principio della par condicio creditorum a fronte della (quasi) totale estinzione di tutte le altre obbligazioni di pagamento risultanti a carico della società secondo le risultanze dei bilanci depositati dall’odierno convenuto nelle sue vesti di liquidatore della società. In pratica, mentre l’attore era stato soddisfatto per euro 1.288,08 su un credito di euro 4.557,68, circa il 25% gli altri creditori a fronte di un credito complessivo di euro 130.644 risultavano soddisfatti per euro 123.981 cioè per circa il 95%.

La decisione

Il tribunale di Milano, ha ritenuto applicabile anche alla fase liquidatoria il principio di cui al comma 1° dell’art. 2741 c.c. ai sensi del quale «I creditori hanno eguale diritto ad essere soddisfatti sui beni dei creditori, salve le cause legittime di prelazione» e quindi fondate le doglianze di parte attrice sulla base di un semplice esame dei dati riportati nei bilanci.

In relazione a crediti da ritenersi di pari grado, si legge nella motivazione « non emerge alcuna giustificazione di una tale clamorosa disparità di trattamento, (e quindi) ritiene il Collegio che vada effettivamente riconosciuto ai sensi delle generali previsioni di cui agli artt. 2043 (qualsiasi fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che l’ha compiuto a risarcire il danno ndr) e 2476 comma 6 (diritto al risarcimento del socio danneggiato per atti di cui sono responsabili gli amministratori ndr), il pregiudizio subito dall’attore per avere visto adempiute le obbligazioni di pagamento in suo favore in una percentuale diversa da quella di altri creditori di pari grado ». In virtù di quanto sopra viene richiesto un esplicito risarcimento in capo al liquidatore. Trattandosi di somma dovuta a titolo risarcitorio, si legge a riguardo ancora in motivazione «tale importo viene a configurarsi come debito di valuta e come tale soggetto a incremento per interessi e rivalutazione a partire dalla data di presentazione del bilancio finale di liquidazione in cui, in mancanza di qualsiasi ulteriore disponibilità finanziaria in capo alla società debitrice, deve reputarsi pienamente integrato l’illecito addebitato al liquidatore convenuto».

Conclusioni

Facendo riferimento ad un orientamento giurisprudenziale che da qualche anno si sta rivelando prevalente (Trib. di Milano con sentenza 22/10/2010 e Genova, 2 aprile 2013) il tribunale ambrosiano ha ritenuto che il principio della par condicio creditorum debba essere applicato anche in fase di liquidazione quando il patrimonio sociale non risulti sufficiente al pieno soddisfacimento di tutti i creditori. Tale orientamento, seppur non univoco, si rende preferibile rispetto a quello che vuole il liquidatore libero di adempiere alcune obbligazioni in luogo di altre (si veda in tal senso il Trib. Udine 26/2/2010 nonché un datato orientamento della Cassazione n. 792/1970 a cui il tribunale friulano si conforma).

Luciano De Angelis

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