Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il credito torna verso il sereno

Per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno anni. Fatta questa premessa, va detto che la situazione dei crediti deteriorati in pancia alle banche italiane ha imboccato la giusta direzione. Il calo della mole che impedisce il ritorno alla normale attività di credito è iniziato e promette di accelerare nelle settimane e nei mesi a venire. Con ricadute positive per le famiglie e per le imprese.

La situazione. I crediti deteriorati (o npl, non performing loans) in pancia alle banche italiane ammontano a circa 350 miliardi di euro. Non tutti sono prestiti destinati a non rientrare, dato che buona parte sono classificabili come debiti scaduti o incagli. Se si guarda solo alle situazioni più difficili, classificate come sofferenze, e si sottraggono dall’ammontare le somme già svalutate nei bilanci (in sostanza si è preso atto che difficilmente verranno restituiti), il totale a gennaio è stato di 77,8 miliardi di euro. Rispetto a un anno prima il calo è nell’ordine di 9 miliardi, vale a dire il 6,9%. Tutto senza contare i 17,7 miliardi di euro che Unicredit ha deciso di cedere: sono già state individuate le controparti, vale a dire Pimco e Fortress, e a questo punto si tratta solo di condurre in porto la transazione. In buona parte il passaggio di mano avverrà nell’anno in corso, per il resto entro il 2019. Una strada che anche il Montepaschi intende seguire per deconsolidare i 28 miliardi di sofferenza ancora in pancia.

Insomma, all’orizzonte c’è un’ulteriore sforbiciata, anche se occorrerà mettere in conto nuovi flussi in entrata (prestiti che oggi le aziende appaiono in grado di rimborsare, ma verso i quali potrebbero poi mostrarsi in difficoltà). Quanto più sarà forte la ripresa dell’economia nazionale, tanto meno dovrebbe essere forte questo trend.

Le pulizie non sono finite. Va comunque detto che la stagione delle grandi pulizie non è finita. In un report recente, Credit Suisse segnala che le esposizioni non performing sono ancora l’11% dell’erogato e che persiste un ampio gap tra il valore di libro degli npl netti (circa il 42%) e il prezzo di mercato degli stessi (circa il 25%). Per riuscire a far salire al 75% le coperture sugli npl, che a quel punto potrebbero essere ceduti sul mercato senza che emergano ulteriori minusvalenze, il settore bancario italiano necessita di altri 20 miliardi di accantonamenti e 25 miliardi di mezzi freschi, oltre ai 20 miliardi di fondi pubblici preannunciati. Dove trovare tutto questo denaro? La soluzione sulla carta più semplice sarebbe di chiedere agli azionisti di rimettere mano al portafoglio per rafforzare patrimonialmente gli istituti, ma in pochi sarebbero disposti a farli. E allora, spiegano gli analisti elvetici, non c’è da sorprendersi se i titoli degli istituti italiani quotano su livelli più contenuti rispetto ai concorrenti europei, dato che il persistere degli npl in bilancio peserà ancora a lungo sulla capacità di fare utili.

Le preferenze dei gestori. Pur con delle eccezioni. Da Credit Suisse segnalano il buon posizionamento di Sanpaolo, grazie al robusto capitale di cui l’istituto dispone, a una qualità dell’attivo sotto controllo e alla prospettiva di beneficiare degli attesi rialzi sul fronte dei tassi di interesse. Così come di Unicredit, che dopo l’aumento di capitale da 13 miliardi di euro, e altri 7 miliardi racimolati dalla cessione di alcune partecipazioni, torna appealing per gli investitori.

Resta da capire cosa accadrà quando, probabilmente a fine anno, la Bce manderà in soffitta il Quantitative easing che ha permesso di restringere sensibilmente lo spread tra Bund e Btp. La forbice rischia di allargarsi a dismisura, di fatto facendo crollare il valore delle emissioni in pancia agli istituti di casa nostra.

Questa è una delle ragioni che spingono alla prudenza Goldman Sachs, che limita l’indicazione d’acquisto alle sole Unicredit e Banco Bpm, ritenendo negli altri casi molto limitato il potenziale di ripresa a fronte dei problemi che affliggono il settore. Gli analisti statunitensi Goldman stimano utili in calo dell’11% in media tra il 2017 e il 2020, soprattutto a causa della crescita degli accantonamenti per le perdite sui crediti. Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, il giudizio di Goldman Sachs è «neutral» e lo stesso vale per Ubi.

Cresce il numero degli investitori. Per chiudere, di positivo c’è che negli ultimi mesi sta crescendo a vista d’occhio il mercato degli investitori nei non performing loans, per lo più fondi internazionali il cui business consiste nell’acquistare crediti deteriorati con l’obiettivo di recuperare più di quanto pagato. Proprio la crescita della concorrenza promette di far salire le quotazioni delle sofferenze, che oggi vengono scambiate tra il 18 e il 23% rispetto ai valori di libro. Quanto più il valore tenderà a salire, tanto più per gli istituti di credito sarà conveniente cederli senza creare buchi eccessivi in bilancio.

Luigi dell’Olio

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa