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Credito Sportivo alla prova degli Npl

Con la prima riunione operativa del board che si è tenuta ieri (e che ha nominato dg il commissario Paolo D’Alessio fino a fine 2019) l’Istituto di credito sportivo torna alla gestione ordinaria. Una importante implicazione del cambiamento di pelle sarà la compliance con le nuove regole di vigilanza in materia di crediti deteriorati. E in tema di Npl l’ente pubblico ha parecchio lavoro da fare. Nonostante sia iperpatrimonializzata (oltre 800 milioni il patrimonio, oltre l’80 il Tier1 ratio), la banca presenta una rilevante incidenza dei crediti deteriorati lordi rispetto allo stock totale dei prestiti pari a circa 1,9 miliardi. I numeri, che dovranno essere approvati con il bilancio della gestione commissariale entro due mesi, evidenziano un tasso per gli Npl lordi del 25% contro una media del sistema tra il 20 e il 22 per cento. Il dato sulle sofferenze lorde non è noto, ma dovrebbe essere sensibilmente superiore ai 36 milioni del bilancio 2011. Da una parte, l’ampia disponibilità di patrimonio lascia tranquillità in merito alla necessità di aumentare il livello di accantonamenti (che a bilancio 2011 sulle sofferenze era attorno al 35%; 20% quella media per gli Npl). Dall’altra, le disposizioni della Bce prevedono la necessità di ridurre i crediti deteriorati e di presentare i piani di smaltimento. E qui la questione si fa delicata. Circa un terzo delle esposizioni in sofferenza è circoscritta nella Capitale e è da ricondurre alla vicenda dei Punti verde qualità – i progetti di riqualificazione di aree verdi affidandole in gestione a privati per realizzare impianti sportivi o aree ludico-culturali avviata dal sindaco Francesco Rutelli – finanziati da Cs e Bcc Roma e garantiti dal Comune, che nel complesso avrebbe garantito prestiti per circa 260 milioni. La vicenda è esplosa lo scorso anno, perchè nella gran parte dei casi i concessionari o non hanno mai ripagato i prestiti o sono emersi casi di infiltrazioni di criminalità (con episodi finiti nell’inchiesta su mafia Capitale). La giunta Raggi aveva tentato di ottenere un rinegoziamento dei crediti da parte delle due banche, ma senza successo. Anche perchè la questione resta la malagestione degli impianti. L’idea che sta prendendo piede ora è la costituzione di un fondo, di cui il Cs ma probabilmente anche la Bcc, divengano azionisti: il fondo dovrebbe rilevare la gestione di questi impianti, rimetteondoli in careggiata e riportando in bonis i crediti. Certo, considerato il contesto, l’operazione potrebbe richiedere tempi lunghi che mal si conciliano con la rapidità che la Bce chiede per smaltire gli Npl. Ma il negoziato con la vigilanza ancora deve partire e il Cs confida di fare leva sulle perculiarità che lo rendono diverso dalle altre banche.

Laura Serafini

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