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Credito. Risalgono le Popolari – La mission romana degli a.d. Castagna e Massiah

Mentre la Borsa frena gli entusiasmi rispetto a una possibile aggregazione di Mps (ieri in calo del 3,03% dopo una giornata sull’altalena), i dialoghi tra i banchieri proseguono fitti in vista del risiko. Tema del contendere le possibili alleanze incrociate tra Bpm (+2,54%), Ubi (8,56%), Banco Popolare (+6,2%) e Mps. Oggi, secondo alcuni rumors, sia il ceo di Bpm Giuseppe Castagna che il numero uno di Ubi, Victor Massiah, sono attesi a Roma, per alcuni incontri di rilievo istituzionale. Al centro delle discussioni resta l’ipotesi di un’operazione a tre tra Milano, Brescia e Siena. Un progetto di non facile realizzazione, va detto, e allontanato dal ceo di Piazza Meda, Giuseppe Castagna («Io non ne ho mai parlato»), ma su cui Ubi – che tace – sembra più possibilista. Quanto l’ipotesi sia percorribile potrebbe insomma capirsi oggi. Certo è che a sfilarsi, ieri, è stata anche la Cdp: «Non abbiamo nessun ruolo, nel modo più assoluto», ha detto l’ad Fabio Gallia.
A Siena, invece, il presidente e il ceo del Monte, Massimo Tononi e Fabrizio Viola, stamattina sono ospiti della Deputazione amministratrice della Fondazione Mps. Un incontro fissato da mesi, che casca però in un momento particolarmente delicato e alla vigilia del cda della banca che approverà i dati preliminari relativi al 2015; un appuntamento anticipato di una settimana per «trasparenza nei confronti del mercato», come ha detto il presidente Tononi a Il Sole 24 Ore venerdì scorso. «Confermeremo la nostra piena fiducia», anticipa a Il Sole il presidente della Fondazione, Marcello Clarich: «Siamo consapevoli che l’andamento di Borsa di questi giorni prescinda completamente dallo stato di salute e dal piano di risanamento che la banca sta portando avanti». Anche se il mercato sembra chiedere un’aggregazione in tempi rapidi: l’ente darà il suo appoggio? «Valuteremo. Dovrà trattarsi di un’operazione che genera valore», dice Clarich, ricordando poi che in caso di operazioni straordinarie la Fondazione dovrà tenere conto dei suoi due obiettivi, che sono da un lato «la valorizzazione dell’investimento» e dall’altro «l’impegno a che siano mantenute nella città di Siena la sede e la direzione generale della banca». Una prescrizione, questa, prevista dall’articolo 3 dello statuto dell’ente e mantenuta in quello nuovo, di adeguamento al protocollo Acri-Mef, attualmente all’esame del Mef. Intanto, comunque, l’ente non sembra avere intenzione di scendere all’attuale 1,55%. E non solo perché con un titolo in carico a 2,28 euro (contro gli 0,7 euro della chiusura di ieri) si profilerebbe un’imponente minusvalenza: «Il nostro rimane un investimento di medio-lungo periodo».
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