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Credito, piccole alternative crescono

Factoring, mini-bond, private equity e Borsa: le alternative ci sono, avanzano a piccoli passi e nel 2014 registreranno una sensibile crescita. Se il credit crunch – secondo il Centro Studi di Confindustria – proseguirà anche quest’anno con 8 miliardi in meno di prestiti, per le imprese a corto di ossigeno sono a portata di mano quattro possibili canali. Modalità diverse per reperire capitali che quest’anno secondo gli addetti ai lavori potrebbero ampliare la platea degli interessati. Formule alternative mentre si rafforza lo strumento istituzionale del fondo di garanzia.
Per il factoring, ovvero la cessione di crediti a società specializzate, a detta di Assifact, l’associazione del settore, il 2014 dovrebbe essere l’anno della riscossa dopo un 2013 di segno negativo. Secondo le proiezioni di chiusura dell’anno scorso, infatti, il turnover (il volume dei crediti in dote nell’arco dell’anno), ha registrato un calo dell’1,81% a circa 172 miliardi, mentre l’outstanding (il monte crediti) è sceso del 2,62% a circa 56 miliardi. «Il calo – dice il segretario generale Alessandro Carretta – ha una spiegazione congiunturale. Nella seconda parte del 2013 la domanda è diminuita a causa dell’andamento del ciclo». Il 2014, aggiunge però Carretta, «dovrebbe essere l’anno della ripresa. I nostri associati hanno la sensazione che stia avvenendo un cambio di tendenza. E quando si inverte il ciclo si riprendono i crediti commerciali». Tanto che le stime provvisorie mostrano un rialzo dell’1,84% per il turnover e +0,74% per l’outstanding.
«Nel 2013 – spiega Anna Gervasoni direttore generale dell’Aifi, l’associazione del settore – il private equity ha registrato una buona tenuta, ma la ripresa è lenta. Il 2014 si è aperto con grande fermento e ci darà buone soddisfazioni perché sta tornando l’interesse mondiale nei confronti dell’Italia». La fotografia è ferma al primo semestre dello scorso anno e mostra 161 operazioni rispetto a 147 dello stesso periodo del 2012, ma un aumento dell’ammontare messo sul piatto del 62% a 1,4 miliardi di euro. Un trend in crescita anche se ancora lontano dal potenziale di 500-600 operazioni annue stimate dall’Aifi. La formula non è però per tutti. «I fondi di private equity – sottolinea Gervasoni – guardano infatti a imprese con una governance solida e ben strutturata, indipendente e professionale, che abbia interesse a crescere sui mercati internazionali».
Lo scorso anno è stato contrassegnato da un’inversione di tendenza con il debutto in Borsa di 18 Ipo contro le 6 del 2012. A esercitare maggiore appeal è l’Aim Italia, il segmento dedicato alle Pmi, che ha aperto le porte a 15 matricole raccogliendo complessivamente 168 milioni. «Senz’altro il credit crunch ha avuto un ruolo nel risveglio di interesse per la quotazione dopo anni deludenti – afferma Barbara Lunghi, responsabile mercati Pmi di Borsa Italiana – ma tra i nuovi arrivi figurano anche aziende di prima generazione, con minori freni culturali ad aprirsi al mercato». Il 2014 è cominciato con due debutti, sempre sull’Aim Italia, e domani inizierà le contrattazioni Expert System. Il termometro, dunque sembra volgere gradualmente al sereno. «Nei prossimi 3-4 mesi – dice Lunghi – ci sono una decina di imprese che stanno valutando l’approdo in Borsa». Cresce intanto la community di Elite, il progetto di Palazzo Mezzanotte avviato nell’aprile 2012 per accompagnare le imprese nel percorso di crescita che avrà come sbocco la quotazione o l’apertura del capitale a nuovi investitori.
Il 2014 potrebbe poi essere all’anno dei mini-bond, previsti dal decreto Sviluppo, con regole più precise contenute nel «Destinazione Italia». Finora sono 32 le emissioni (incluse le cambiali finanziarie) effettuate sul segmento dedicato di Borsa Italiana ExtraMot Pro attivo dal febbraio 2013. Di queste sono 20 quelle al di sotto dei 50 milioni, da parte di 18 imprese. Numeri ancora piccoli rispetto al potenziale di 35 mila imprese potenziamente interessate secondo Cerved Group.
Le prospettive di crescita delle fonti di finanziamento alternative, almeno sulla carta, ci sono. Anche se il sistema resta profondamente bancocentrico, con il 90% del credito ancora convogliato dalle banche. La partita, dunque, è appena cominciata.

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