Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Credito: le piccole banche che sanno essere grandi

di Stefano Righi

Dopo l'ubriacatura della finanza senza confini, dei giochi cross border, dei derivati sui derivati, oggi il sentimento è cambiato e tutti si dicono territoriali. Un'identità professata anche dai giganti del credito nazionale che tentano di incunearsi dove possibile. Ma le banche territoriali sono altre: sono tutte le Bcc e talune — non proprio tutte — le popolari. Dove è presente la quotazione in Borsa, dove la dimensione del gruppo o della federazione è tale da proiettare altrove la banca, è difficile ritrovare il senso più vero del territorio, pur salvaguardando (talvolta per mera convenienza), lo spirito popolare, mutualistico e cooperativo.
Rete diffusa
L'intera rete delle Bcc conta 4.403 sportelli, che valgono più del 13 per cento del totale nazionale. Hanno 414 anime diverse è vero, tante sono infatti le singole banche, ma se considerate come un sistema, quale per molti sensi sono, rappresentano il terzo gruppo bancario del Paese, dietro a Intesa Sanpaolo e Unicredit ma davanti al Monte dei Paschi di Siena, a Ubi e al Banco Popolare. Per di più con una invidiabile solidità, avendo un core tier 1 medio di sistema superiore al 14 per cento, 5,7 milioni di clienti, una raccolta complessiva da 150 miliardi di euro e impieghi per 138 miliardi, in crescita del 5,3 per cento sull'anno precedente contro il 4,9 per cento del sistema bancario nel suo complesso, al netto delle poste connesse con operazioni di cartolarizzazione.
«Purtroppo la prolungata crisi non ha risparmiato neppure queste realtà — spiega Ciro Vacca, del Servizio Supervisione gruppi bancari della Banca d'Italia —. Se nel 2008 erano stati i gruppi a maggiore dimensione ad essere più colpiti dalle rilevanti oscillazioni del mercato, oggi le difficoltà che quotidianamente emergono sui debiti sovrani hanno avuto immediati riflessi anche su queste banche legate a una operatività più tradizionale, elevando a dismisura il costo della provvista». Una situazione che non sembra potersi risolvere rapidamente, certamente non fino a quando il costo della provvista non rientrerà su livelli più sostenibili, permettendo un rialzo dei tassi di interesse, legati a una effettiva e reale ripresa dell'economia.
Proprio il legame all'economia reale (oggetto di un convegno dal titolo Banche e Territorio, strategie competitive, innovazioni e responsabilità sociale d'impresa, organizzato dall'Aifin, associazione dell'innovazione finanziaria), è la caratteristica più marcata delle banche territoriali a prescindere dalla loro forma sociale. Lo testimoniano alcuni dati, diffusi da Federcasse, che evidenziano come le Bcc siano direttamente presenti in 2.683 comuni italiani e in 101 province e che addirittura in 550 comuni rappresentino l'unica realtà bancaria.
Fattore umano
«C'è un altro aspetto da evidenziare — secondo Vacca, riguardo alle Bcc — ed è il senso di appartenenza del personale. È un valore molto importante e sentito. Un punto di forza per le singole realtà, una vera integrazione con il territorio e un elemento su cui far leva per la ripresa». Sono 36.400 i dipendenti del sistema Bcc e ne rappresentano l'ossatura.
«Nel passato — evidenzia Vacca — le Bcc hanno saputo fare tesoro della loro attività. Un core tier 1 superiore al 14 per cento è un dato confortante, ma negli ultimi mesi qualcuno ha dovuto andare a prendere quanto aveva messo nel cassetto. Ma nel complesso il sistema è solido e proiettato in avanti. Anche se la cautela è necessaria e i punti su cui far chiarezza non mancano».
Come nel caso delle popolari di media dimensione che, in alcuni casi nel passato, sono cresciute molto per linee esterne, partecipando al forsennato shopping degli sportelli in voga qualche anno fa, e che si ritrovano oggi in mezzo al guado, non ancora grandi, mai più piccole. Per loro il momento è più difficile che per altri. Se il legame territoriale è ancora un valore, come pure la conoscenza dei clienti, vedono ora la loro sorte spesso legata all'andamento di alcune aziende e in particolare alla vocazione verso l'estero di queste. Un caso, singolare, dove in medio non stat virtus. Tanto che, in alcuni casi, si deve pensare a un «Piano B».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa