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Credito, la coperta è cortissima

Il decreto liquidità ha la coperta corta. Anzi, cortissima. La leva finanziaria prevista dal decreto legge n. 23/2020 per l’attivazione di garanzie pubbliche sul credito ai privati non può arrivare a coprire un rischio da 200 miliardi di euro; il miliardo di euro messo dal decreto a copertura degli interventi della Sace spa e del fondo di garanzia pmi, a cui si affianca un ulteriore miliardo preesistente in dotazione alla Sace, sono molto lontani dal coprire il plafond necessario per erogare la mole di finanziamenti, che lo stesso decreto liquidità si propone di garantire. E che il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato con enfasi di voler sbloccare, arrivando a quantificare lo sforzo di promozione creditizia in oltre 400 mld di euro. Lo ha chiarito Paolo Angelini, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, rispondendo a un quesito mosso dal senatore Andrea De Bertoldi, capogruppo di Fratelli d’Italia, in sede di audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Con Angelini, in audizione, anche Giorgio Gobbi, capo del servizio stabilità finanziaria di via Nazionale. Sempre Angelini ha stimato che «tra marzo e luglio, il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese» potrebbe «raggiungere i 50 mld di euro». E questo: «Anche considerando l’effetto positivo di alcune delle misure contenute nel decreto legge Cura Italia (n. 18/2020) e supponendo un completo utilizzo delle linee di credito disponibili».

La risposta di Bankitalia. Alla domanda di De Bertoldi se esistesse «un moltiplicatore per le garanzie pubbliche pari quantomeno a 200», così da capire se la copertura finanziaria assicurata nel dl 23/2020 sia sufficiente, Angelini ha risposto: «La mia impressione è che potrà essere necessario un rifinanziamento di quella voce nelle prossime settimane o mesi, in funzione del tiraggio. La leva non può essere chiaramente quella implicita delle cifre che abbiamo adesso». Fonti del settore stimano a ItaliaOggi un effetto moltiplicatore di sei su 100 in condizioni di normalità; in pratica, con un mld di euro di fondi pubblici si arriverebbe ad assicurare garanzie reali sul credito per circa sei miliardi. Con due mld di euro, i crediti garantiti sarebbero per 12 mld. Non certo 200, tantomeno gli oltre 400 annunciati da Conte. E qui si tocca un altro nodo.

Il tesoretto mancante. Secondo il presidente del consiglio, oltre ai 200 mld di credito garantiti da Sace per il mercato interno, altri 200 sarebbero sotto forma di crediti all’export; a garantirli, anche qui è la società posseduta da Cassa depositi e prestiti (a sua volta controllata dal Tesoro). In merito a questo secondo scudo da 200 mld, però, il decreto liquidità non prevede plafond (si veda ItaliaOggi del 10/4/2020), se non per l’effetto presunto della riassicurazione, da parte dello stato, del 90% dello stock di esposizioni in essere della stessa Sace. Insomma, una colossale partita di giro che, nelle ipotesi dell’esecutivo, garantirebbe il tesoretto annunciato alla nazione.

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