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Credito, il Tesoro Usa in pressing: rafforzare l’Unione bancaria

Gli Stati Uniti premono apertamente sull’Europa perché rafforzi il suo progetto di unione bancaria, anche se plaudono ai progressi finora compiuti sul Vecchio continente. E una preoccupazione più velata esprimono nei confronti dell’intera regolamentazione sul settore, dove auspicano giri di vite per evitare che le strette in atto a Washington, quali la Volcker Rule, creino svantaggi competitivi agli istituti americani e una caccia globale delle banche ai regimi normativi più facili.
Il messaggio è stato affidato al segretario al Tesoro Jacob Lew, che ieri ha fatto tappa a Parigi prima di recarsi in Germania e Portogallo. I passi avanti verso un’unione bancaria sono stati “enormi”, ha detto Lew, ma i meccanismi di cosiddetto backstop, di aiuti collettivi, possono e devono essere migliorati. “Non facciamo mistero del fatto che consideriamo la realizzazione di backstop molto importante e vorremmo vedere maggiori iniziative in corso”, ha affermato il plenipotenziario economico dell’amministrazione di Barack Obama durante una conferenza stampa con il Ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici.
Lew ha aggiunto che “con la messa in atto di test questi meccanismi hanno la possibilità di crescere”. Ma nel mirino è parso mettere tempi e modalità oggi adottate: l’accordo raggiunto a dicembre in Europa su un sistema per liquidare o ristrutturare banche in crisi prescrive la creazione di un fondo 55 miliardi di euro che potrebbe essere pronto solo fra dieci anni e nel frattempo manca un’intesa sul ricorso se necessario al Meccanismo europeo di stabilità (il fondo Salva-stati). Sul fronte delle regole nel loro insieme Lew aveva già in passato ammonito sul pericolo della cosiddetta “race to the bottom”, corsa al ribasso, qualora le normative a livello internazionale non siano coerenti e coordinate. Un avvertimento che stando agli osservatori intende ripetere. Bruxelles, nella proposta di riforma del sistema del credito, sta considerano alleggerimenti di progetti di rigida separazione tra attività bancarie d’investimento e depositi ma dovrebbe vietare alle banche operazioni speculative per proprio conto.
L’appello all’Europa affinchè faccia di più ha riguardato anche l’economia: Lew ha chiesto maggior sostegno alla crescita, un compito che ricade sui paesi considerati più forti a cominciare dalla Germania, di recente criticata da Washigton per inadeguati stimoli alla domanda interna e politiche che minacciano contraccolpi deflazionistici sul continente e a livello globale.
L’amministrazione americana è convinta di essersi presentata all’Europa, in apertura del nuovo anno, con le carte in regola per farsi ascoltare: ha dato un colpo di acceleratore alle riforme finanziarie, oltre che all’espansione economica, in casa. E’ del mese scorso il varo della Volcker Rule, destinata a limitare le attività più rischiose delle banche quali il trading proprietario, l’hedging aggressivo e l’esposizione a fondi speculativi nonostante entri completamente in vigore soltanto nei prossimi anni. E nonostante ad oggi solo il 40% delle 400 norme previste dalla riforma Dodd-Frank sia stato seguito da provvedimenti applicativi delle authority. Il 2014 dovrebbe rivelarsi un anno essenziale per il settore finanziario statunitense, che dovrà esaminare un ventaglio di nuove regole, oltre alla Volcker rule il rispetto di nuovi criteri di capitalizzazione – anzitutto le banche di importanza sistemica che dovrebbero essere soggette a più severi criteri prudenziali da parte della Fed – e di nuova trasparenza sul mercato degli swap. Le nuove redini sul rischio, in parte frutto della stretta dei regulator, potrebbero emergere nei bilanci dell’ultimo trimestre, il quarto del 2013: le entrate da trading obbligazionario come nelle valute e nelle commodities, in passato al centro di scommesse rischiose quanto redditizie, dovrebbe scivolare del 21% a Goldman Sachs e dell’11% in media tra Goldman, JP Morgan e Bank of America.

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