Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Credito, garanzie dal 70 al 100% Obiettivo 400 miliardi di leva

ROMA – Arriva dopo un consiglio dei ministri che tra sospensioni e riprese è durato l’intera giornata il via libera al nuovo omnibus anticrisi che fa partire il meccanismo delle garanzie per la liquidità delle imprese. A complicare anche l’ultimo giorno di gestazione sono state le discussioni nella maggioranza sul livello delle coperture statali ai prestiti e sulla collocazione tra Mef e Cassa depositi di Sace, la società che dovrà gestire materialmente le garanzie. Alla fine, Sace resta in Cdp dove già si trova, ma con un ruolo di direzione e coordinamento affidato di fatto a Via XX Settembre su quello che con la crisi promette di rappresentare il principale strumento di politica economica dei prossimi mesi.

Ma accanto a quello fra Pd e M5S sulla collocazione di Sace, con i primi a spingere per un trasloco al Mef e i secondi a opporsi, nel decreto arriva un secondo compromesso, sul piano pratico del livello di garanzie statali, fra le ambizioni dei partiti (soprattutto Italia Viva e M5S hanno premuto per allargare la copertura al 100%) e gli ostacoli posti da una finanza pubblica con la corda tirata. Un terzo compromesso arriva invece sulla destinazione delle coperture statali, con la decisione di liberare garanzie per 50 miliardi all’export con un’intesa fra il ministero dell’Economia a guida Pd e il ministero degli Esteri dell’ex capo politico dei Cinque Stelle Di Maio, che ottiene almeno un parziale coinvolgimento nel Comitato per il sostegno all’export che farà capo al Mef.

Risultato: per le imprese medie e grandi il prestito assistito non potrà superare il valore più grande fra il 25% del fatturato e il 200% dei costi del personale e le garanzie, da rilasciare entro fine 2020 per una durata fino a 6 anni, non potranno riguardare imprese titolari di esposizioni deteriorate nei confronti della banca o in crisi secondo i parametri Ue (regolamento 651/2014). Il livello delle garanzie scenderà al crescere della dimensione d’impresa: 90% per le aziende con meno di 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, 80% con più di 5mila dipendenti e fatturato fino a 5 miliardi e 70% per le più grandi. Ma ci sono tre vincoli: niente dividendi, accordi con i sindacati su eventuali tagli occupazionali, finaziamenti solo per stabilimenti italiani. Sul versante delle realtà più piccole opererà invece il rafforzamento del Fondo di garanzia dello Sviluppo economico.

Secondo i calcoli del governo questo impianto dovrebbe liberare fino a 400 miliardi di liquidità, che aggiunti ai 350 calcolati come effetto potenziale del decreto Marzo farebbero scalare all’Italia la classifica internazionale degli aiuti alle imprese. Ma per tradurre in pratica questo forte effetto leva, oltre all’avvio della macchina delle garanzie bisognerà completare il quadro dei finanziamenti di base. Ci dovrà pensare il decreto Aprile, ha chiarito ieri il ministro dell’Economia Gualtieri, che arriverà dopo il via libera parlamentare al nuovo deficit e inizierà a mettere 30 miliardi a copertura delle garanzie. Il decreto quindi, in termini di saldo netto da finanziare, è destinato a superare il tetto dei 50 miliardi. Per le garanzie targate Sace c’è per ora una dotazione iniziale da un miliardo, trovato nella contabilità speciale creata nel 2014 dal decreto 66 (quello sul bonus da 80 euro) per finanziare garanzie statali sulla cessione dei crediti vantati dai fornitori della Pa. Quel fondo non è stato movimentato, e torna utile oggi per le nuove garanzie. Il deficit aggiuntivo sarà indispensabile anche per completare come promesso il rafforzamento del Fondo di garanzia Pmi fino a 7 miliardi (dai 4 già a disposizione, residui e rientri inclusi).

Come detto, per le imprese fino a 499 dipendenti e per i professionisti resta centrale proprio il ruolo del Fondo di garanzia. Ma i casi in cui si potrà coprire il 100% sono circoscritti. Si arriverà infatti alla garanzia diretta totale e gratuita solo in due casi: per finanziamenti fino a 25mila euro (sia Pmi sia persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni) senza valutazione del merito di credito da parte del Fondo e, oltre questa soglia, con una serie di tetti legati al fatturato delle Pmi.

In tutte le altre situazioni, fino a un massimo garantibile di 5 milioni, la garanzia sarà concedibile solo entro il 90% (con valutazione generale per gli accantonamenti ma senza la valutazione sull’andamento economico).

In particolare, per le sole Pmi, il 100% sarà possibile a copertura di nuovi finanziamenti concessi a chi ha ricavi fino a 3,2 milioni e fino al minor importo tra il 25% del fatturato e 800mila euro. Non serve l’istruttoria del Fondo sul merito di credito ma il 100% si ottiene solo in forma mista: 90% Stato e 10% Confidi privati.

Garanzia totale anche per prestiti concessi a Pmi con fatturato fino a 800mila euro e fino al 15% del fatturato, quindi per un massimo di 120mila euro) (in questo caso serve la valutazione del Fondo). I tassi di interesse dovrebbero collocarsi tra 0,2 e 0,5%. Il Fondo inoltre coprirà anche imprese con inadempienze probabili o con esposizioni “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché la classificazione sia successiva al 31 gennaio 2020. Ok anche a imprese ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale dopo il 31 dicembre 2019.

In pratica – riassumendo – i tempi più rapidi di procedura automatica si potranno avere fino a 25 mila euro, sia per Pmi sia per partite Iva, comunque non oltre il 25% del fatturato del beneficiario dell’ultimo bilancio (con restituzione fino a 6 anni e inizio del rimborso non prima di 18-24 mesi). Sul discorso dei tempi incideranno le risposte del comitato di gestione del Fondo, dove previste, ed il processo di notifica delle misure alla Commissione europea e il relativo iter di autorizzazione anche se i ministeri coinvolti confidano che la questione possa risolversi comunque in pochi giorni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa