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Credito e fusioni Non basta il fisco

Una moda, non una soluzione. E come tale, anche il processo aggregativo in atto nel settore bancario rischia di evidenziare pericoli di messa a fuoco. Se Intesa Sanpaolo acquisendo Ubi ha approfittato del vantaggio tipico del first mover e Credit Agricole Italia con Creval ha completato un’operazione di avvicinamento nata con una partnership nella bancassurance, le prossime mosse rischiano di essere industrialmente meno attraenti e di rilevante complessità. Anche perché le possibili combinazioni rimaste sono poche e la pressione elevata.

È proprio alla luce di questo nuovo scenario che assume particolare rilievo la posizione di Andrea Orcel, amministratore delegato del gruppo Unicredit, che ha aperto a operazioni di consolidamento «ma solamente nell’interesse della banca e dei suoi azionisti». Nessun assistenzialismo, dunque, né operazioni «da fare».

Valutazioni

«Negli ultimi mesi — dice Stefano Battista, Ey Italy, Financial services leader — tra gli elementi alla base della valutazione delle operazioni di consolidamento bancario, hanno acquistato importanza anche motivazioni di natura tattica, dalla moral suasion da parte della Bce ai vantaggi di natura fiscale. Non sempre pertanto le ragioni che determinano l’integrazione sono pienamente coerenti con il razionale strategico sottostante l’operazione. In tale contesto prevediamo un elevato livello di complessità nell’esecuzione delle prossime operazioni di consolidamento bancario ma siamo convinti che, anche grazie alle nuove tecnologie, sia possibile creare molto più valore rispetto a quanto mediamente registrato nelle operazioni di integrazione negli ultimi 10 anni, in termini di sinergie di costo e soprattutto di ricavo. Per esempio la capacità di elaborare big data quasi in real time favorirà senza dubbio la possibilità di sviluppare nuove filiere commerciali e di business».

Il digitale dovrebbe dunque rappresentare un acceleratore delle dinamiche in atto, abbattendo costi e offrendo le tipiche possibilità di un «mondo nuovo», che prima semplicemente non potevano essere considerate. Se è cambiata la domanda da parte del cliente dei servizi bancari, da parte degli istituti è necessario ora, dopo un decennio speso a lavorare sul lato dei costi, cambiare la prospettiva e dedicarsi ai ricavi. «Il livello di complessità dell’industria bancaria è aumentato — dice Fabio Piccinini, Ey Italy, Financial services strategy leader —, anche con l’ingresso di nuovi player e modelli di business. Per questo l’attuazione delle integrazioni deve avvenire sulla base di tre pilastri. Anzitutto, l’avvio di una serie di cantieri verticali per aree di competenza, dalla rete commerciale alla strategia Esg, dai Non performing loans alla finanza e ai rischi. La fusione è un’occasione unica di disruption che deve essere sfruttata per ottimizzare il modello operativo e di business. In secondo luogo, l’esternalizzazione di attività non core, limitando così i rischi in un contesto di alta specializzazione. Infine, cosa importante per il C level, il journey manager, che rappresenta un’evoluzione sistemica rispetto al Project management office poiché prevede il continuo adattamento del programma d’integrazione attraverso la revisione delle singole aree di attività. Il journey management, oltre a garantire il rigoroso controllo delle sinergie, soprattutto quelle da ricavo, permette la gestione del rischio di continuità aziendale e la minimizzazione dell’integration risk, grazie alla capacità di prevenire e risolvere tempestivamente le criticità che ogni integrazione comporta».

Perimetri

Se dunque oggi la possibilità di disporre dei badwill, ovvero di vantaggi fiscali derivanti dall’acquisizione di un soggetto debole, sembrano il toccasana per ogni situazione, in verità le complessità che si evidenziano in un processo aggregativo sono particolarmente sfidanti anche perché il macro quadro industriale di riferimento è sotto la spinta di una evoluzione digitale che si annuncia estremamente marcata. Tanto più che le operazioni di aggregazione nel settore creditizio, fino a una decina di anni fa, davano per implicitamente scontato che il mercato potesse crescere pressoché all’infinito, mentre oggi la presenza di soggetti di grandi dimensioni nel settore della bancassurance o dei pagamenti digitali hanno ristretto il perimetro dell’operatività bancaria tradizionale, con evidenti riflessi sul lato dei ricavi.

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