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Credito Fondiario separa la banca dagli Npl Nasce una Sgr per il mercato dei deteriorati

Credito Fondiario si sdoppia. E vara lo scorporo delle attività di acquisto e gestione di crediti deteriorati (che confluiscono in una nuova società denominata Gardant) da quelle creditizie, tipiche della banca, che d’ora in poi vivrà di vita autonoma e si posizionerà nel segmento delle challenger bank, come anticipato lo scorso 22 aprile da Il Sole 24 Ore.

Dopo quasi 18 mesi di gestazione, il progetto di scissione è stato presentato ieri al mercato dal top management del gruppo. All’insegna della continuità (e dell’azionista di riferimento Elliott che continuerà a controllare, ma separatamente per motivi regolamentari, le due entità, indipendenti e distinte tra loro), la prima linea proseguirà nel proprio lavoro dividendosi nelle due nuove realtà.

A spingere verso questo riassetto societario (di forma e sostanza) è soprattutto l’avvento della nuova cornice regolamentare del calendar provisioning, novità molto costosa sotto il profilo patrimoniale, visto che impone coperture incrementali sui crediti acquistati dalle realtà dotate di licenza bancaria. «Gli acquirenti di crediti deteriorati dotati di licenza nei prossimi anni si troveranno in un contesto che richiederà requisiti patrimoniali insostenibili, e questo ha portato a una valutazione di opportunità», spiega Iacopo De Francisco, che sarà ad e dg della nuova banca sotto la presidenza di Panfilo Tarantelli.

Gardant, il nuovo gruppo interamente specializzato nell’attività di credit servicing e di investimento in crediti illiquidi e deteriorati (circa 45 miliardi le masse in gestione), proseguirà la sua attività da società di servicing e purchaser – regolamentato ma non bancario – trascinando dunque con sè contratti, risorse, piattaforme e capitale attuali. A guidare il gruppo sarà Mirko Briozzo, che ricoprirà il ruolo di ad della capogruppo accanto al presidente Flavio Valeri, banchiere d’esperienza a lungo al vertice di Deutsche Bank Italia. «Alcune stime parlano di 50-80 miliardi di Npl in arrivo – dice Valeri – Per questo c’è ancora di più bisogno di operatori specialistici che aiutino a portare fuori bilancio i crediti deteriorati o comprare piattaforme, e noi siamo ben posizionati», dice Valeri. Gardant punterà sull’acquisizione di portafogli tramite una Sgr guidata da Guido Lombardo e presieduta dall’ex dg di Cdp Antonino Turicchi: il veicolo, aperto ad altri investitori, punta a raccogliere 500 milioni di equity entro fine anno per acquistare Npl ma l’idea è di crescere ancora. A completare il business è poi un master servicer (presidente Bruno Manzone), uno special servicer e Liberty Servicing, jv nata dalla partnership con BancoBpm. «Non abbiamo fretta e obbligo di investire il capitale» in Npl, spiega Briozzo, che però non si tira fuori dal risiko del settore. «Guardiamo al mercato con un approccio opportunistico: se c’è la possibilità di giocare una partita che ci porta a crescere la esamineremo». Di sicuro, sottolinea Tarantelli, l’azionista Elliott «non ha scadenze immediate» e questo dà tempo per «crescere e valorizzare quello che abbiamo fatto e valutare «le opzioni sul tavolo», tra cui rimane l’Ipo, anche se «non è strategica nell’immediato».

Sullo sfondo rimane poi il varo della nuova banca, previsto a fine anno-inizio 2022. «Sfideremo altre challenger bank (da Illimity a Credimi, da Banca Progetto a Banca Sistema, ndr) e ci focalizzeremo – dice De Francisco – su crediti fiscali, finanza garantita, real estate e factoring a Pmi», segmenti dove il management intende crescere rapidamente con una piattaforma digitale in via d’acquisizione.

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