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Il credito fiscale non si perde

L’omessa presentazione della dichiarazione annuale non fa perdere il credito d’imposta in esso contenuto; occorre però, che in sede di giudizio, il contribuente dimostri, con documentazione contabile inattaccabile, la sussistenza degli importi a lui spettanti. La Cassazione, con sentenza n. 11828 del 12 maggio 2017, estende anche alle imposte dirette i principi già consolidati in materia Iva relativamente ai rapporti tra la presenza della dichiarazione regolarmente presentata e l’utilizzo dei dati in essa contenuti.

Nel caso trattato dagli ermellini è stata l’Agenzia delle entrate a chiamare in causa la cassazione impugnando la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che aveva accolto (ribaltando la decisione di primo grado) le ragioni del contribuente volte all’annullamento di una cartella di pagamento, emessa per mancata ammissione in compensazione di un credito Irpef e di un credito Iva derivanti entrambi dalla dichiarazione dell’anno precedente .

La dichiarazione in questione era stata inviata telematicamente e «scartata» dal sistema informatico, per la comunicata presenza di un «errore bloccante». Il giudice d’appello, nel disporre l’annullamento della cartella di pagamento, ha sostenuto, in particolare, che la dichiarazione inviata telematicamente dal contribuente, «scartata» per un errore di trasmissione, non può comportare il disconoscimento di un credito d’imposta del quale l’Ufficio è comunque venuto a conoscenza, in quanto l’art. 2, comma 7, dpr n. 322 del 1998, che pure considera omessa, in siffatta ipotesi, la dichiarazione, non dispone la perdita del credito.

I giudici di legittimità hanno quindi confermato la decisione della commissione regionale, senza lasciare spazio ad interpretazioni difformi: «la dimostrazione dell’esistenza contabile del credito pone il contribuente, in sede di impugnazione giudiziale della cartella di pagamento emessa per il recupero del credito indebitamente fruito, nella condizione in cui si sarebbe trovato qualora avesse correttamente presentato la dichiarazione, anch’essa suscettibile di controllo da parte dell’Ufficio».

Viene quindi esteso anche alle imposte dirette il principio già sancito in materia di Iva (Corte di cassazione a sezioni unite, sentenza n. 17758 dell’8/9/2016). In particolare l’utilizzo del credito Iva da dichiarazione omessa veniva fondato sui principi comunitari di neutralità dell’imposta, mentre per le dirette l’aspetto dirimente è il fatto che la dichiarazione presentata o meno è solo un elemento formale che non può incidere sulla spettanza o meno del credito.

Il fatto che la dichiarazione omessa determini alcune conseguenze pregiudizievoli quali la possibilità per l’ufficio di procedere ad accertamento induttivo oltre a sanzioni anche di natura penale, non significa che se il credito maturato nel periodo di imposta è certo debba essere disconosciuto.

Occorre, però evidentemente, dimostrare l’esistenza contabile del credito per altra via che non sia la dichiarazione, mai presentata.

L’esistenza del credito deve essere dimostrata contabilmente, ossia attraverso la documentazione che è confluita nella dichiarazione. Così, tanto per stare sul concreto, nel caso di credito Irpef derivante da ritenute in acconto subite in eccesso, saranno necessarie le certificazioni del sostituto d’imposta, le parcelle e la documentazione bancaria dimostrante che l’incasso è avvenuto al netto della ritenuta. I crediti derivanti da maggiori acconti versato, parimenti, dovranno essere comprovati dai relativi modelli di versamento opportunamente quietanzati. In tema di Iva, come si era già espressa la Cassazione, la prova dell’esistenza del credito deve essere documentata da elementi esterni, come le fatture o i contratti stipulati. Peraltro va rilevato che la necessità di documentare l’esistenza del credito mediante documentazione contabile certa è implicito anche laddove la dichiarazione relativa sia stata tempestivamente inviata e acquisita dall’agenzia delle entrate. L’ufficio, infatti può sempre, in sede di liquidazione, esercitare il controllo dei dati e dei documenti confluiti nella dichiarazione ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del dpr 600/73. Evidentemente, laddove la dichiarazione non sia stata presentata, è il contribuente a doversi attivare autonomamente per comprovare il credito di cui chiede l’utilizzo.

Alessandro Felicioni

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