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Credito extralarge per la ricerca

di Andrea Bongi 

Il credito d'imposta per la ricerca scientifica si fa “extra large”. Potranno infatti accedere al credito d'imposta per la ricerca scientifica anche le imprese costituite dopo l'entrata in vigore del dl sviluppo mentre oggetto di agevolazione potranno essere sia le spese sostenute in ricerca fondamentale che in quella industriale e di sviluppo sperimentale. Restano invece fuori dal suddetto beneficio fiscale le spese di ricerca aziendale interna. Sono questi, in estrema sintesi, i principali chiarimenti contenuti nella circolare n.51/e diffusa ieri dalle entrate in materia di credito d'imposta per la ricerca scientifica istituito dal decreto legge n.70 del 2011 (c.d. decreto sviluppo).

Perché il progetto di ricerca e le relative spese sostenute siano in grado di produrre un credito d'imposta è necessario però che lo stesso sia realizzato da Università o Enti di ricerca.

L'accesso al credito d'imposta è consentito a tutte le imprese che finanziano i suddetti progetti di ricerca scientifica comprese, si legge nella circolare in commento, anche quelle costituite successivamente all'entrata in vigore della norma (14 maggio 2011) nonché le stabili organizzazioni e gli enti non commerciali.

La circolare fornisce chiarimenti a 360° occupandosi sia dell'ambito soggettivo ed oggettivo della disposizione nonché dei criteri di determinazione del credito d'imposta ed del suo utilizzo e rilevanza. In calce al suddetto provvedimento di prassi amministrativa sono riportati anche alcuni esempi di calcolo del credito d'imposta. Quanto ai soggetti che potranno fruire dei benefici fiscali la circolare ricorda come gli stessi potranno essere fruiti da tutti i tipi di impresa, indipendentemente dalla loro forma giuridica, dalle dimensioni e dalla loro attività e settore economico di riferimento.

Per determinare la misura del credito d'imposta spettante è necessario calcolare la media degli investimenti in ricerca effettuati dall'impresa nel triennio 2008-2010 e confrontare la stessa con l'importo degli investimenti effettuati nei periodi d'imposta agevolabili (2011 e 2012). Il credito d'imposta sarà costituito dal novanta per cento dell'importo degli investimenti effettuati in ciascun periodo d'imposta in eccedenza rispetto alla media del triennio.

Nel caso in cui l'impresa non abbia effettuato spese per ricerca nel triennio precedente la percentuale del credito d'imposta si calcolerà sul totale degli investimenti sostenuti in ognuno dei due periodi d'imposta agevolabili.

Fra gli esempi di calcolo proposti nella circolare n.51/e figura proprio il caso da ultimo citato.

Quanto alla concreta fruizione del credito d'imposta la circolare ricorda che per i crediti maturati in sugli investimenti realizzati nel 2011, la fruizione è consentita, per un terzo dell'importo maturato, in ciascuno degli anni dal 2011 al 2013 mentre per i crediti maturati sugli investimenti realizzati nel 2012, la fruizione è consentita, per un terzo dell'importo maturato, in ciascuno degli anni dal 2012 al 2014. Dal punto di vista prettamente fiscale inoltre il suddetto credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito, né del valore della produzione netta ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive. Allo stesso tempo esso non rileva nella determinazione della quota di interessi passivi deducibili dal reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 61 del TUIR.

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