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Credito d’imposta più ampio

Il Governo apre sul credito d’imposta per le infrastrutture finanziate da privati o tramite partnership pubblico-privato. Il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, ha infatti annunciato ieri alla trasmissione «Agorà» su Rai 3 che è intenzione del Governo «ampliare anche il credito d’imposta per la realizzazione di opere pubbliche, facendo scendere il limite a 100 milioni». È l’apertura che da tempo aspettavano le associazioni imprenditoriali (Confindustria in prima fila) e i gruppi parlamentari che avevano duramente contestato l’eccesso di rigidità della soglia posta a 500 milioni nel testo del decreto sviluppo. Con questa soglia – aveva detto lo stesso Ciaccia all’indomani dell’approvazione del decreto legge – sarà possibile finanziare con il credito d’imposta un numero molto limitato di grandi opere.
Finora il Governo – e lo stesso Ciaccia – si erano sempre espressi contro l’ipotesi di un abbassamento della soglia. La leva su cui lavorare per allargare la platea delle opere agevolabili sarà con tutta probabilità l’emendamento già presentato dall’ex viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli (Lega Nord), che vede favorevoli anche Pd e Pdl.
In commissione Industria del Senato, dove si sta discutendo il decreto sviluppo, non è stato ancora formalizzato il parere del Governo agli emendamenti di natura parlamentare e le parole di Ciaccia di ieri mattina suonano come anticipazione al «sì» che dovrebbe arrivare dal Governo nei giorni prossimi alla proposta dell’ex viceministro leghista.
Il ministero delle Infrastrutture conferma – dopo le parole di Ciaccia – che le cose stanno proprio in questi termini e che il parere del Governo all’emendamento Castelli sarà favorevole, anche se resta qualche dubbio sulla nuova soglia che potrebbe oscillare fra 100 e 200 milioni. L’obiettivo delle Infrastrutture è di scendere a 100 milioni, ma non è ancora chiaro quale sia sul punto la posizione della Ragioneria generale e del ministero dell’Economia. Una soglia così alta era stata infatti decisa proprio per volere di Via Venti settembre.
È necessario ricordare, per altro, che l’applicazione del credito d’imposta non è, secondo la norma del decreto sviluppo, automatica e generalizzata, ma è sottoposta a un rigido filtro del Cipe. Il numero delle opere ammesse al beneficio è quindi limitato per definizione in questo caso, perché lo sgravio, che serve per rendere bancabili, attrattive e redditive opere che altrimenti non lo sarebbero, sarà concesso soltanto sulla base di un piano economico-finanziario approvato dal Cipe, con il parere vincolante del ministero dell’Economia.
Anche sul piano della platea delle opere finanziabili, non si può pensare che l’abbasamento della soglia da 500 a 100 milioni cambi radicalmente la natura dello strumento. I numeri aiutano, in questo caso. L’Ance ha stimato che le opere in concessione con finaziamento privato bandite fra il 2010 e il giugno 2012 siano state 1.758. Di queste solo nove sono quelle che superano la soglia di 500 milioni, ma poche di più sono quelle comprese nella fascia fra 100 e 500 milioni: 15 per la precisione. Se è importante consentire a una maggiore platea di opere l’accesso allo strumento fiscale, il vero salto di qualità ci sarebbe solo eliminando la soglia o riducendola in termini molto più consistenti.

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