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Credito d’imposta per l’affitto anche al Terzo settore

Anche gli enti non profit accedono ai crediti d’imposta per i locali destinati alle attività istituzionali previsti dal decreto Rilancio (Dl 34/2020), a prescindere dal calo del fatturato.

È quanto confermato dalla circolare 14/E dell’agenzia delle Entrate, pubblicata il 6 giugno.

Il decreto ha riconosciuto anche agli enti non commerciali, inclusi gli enti del terzo settore (Ets) e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d’imposta, nella misura del 60%, in relazione ai canoni di locazione, leasing o concessione di immobili a uso non abitativo utilizzati per lo svolgimento delle attività istituzionali. Il beneficio è commisurato all’importo mensile di marzo, aprile e maggio 2020.

Il tetto dei 5 milioni di ricavi

Come per i soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione, il credito spetta a condizione che nel periodo di imposta precedente non abbiano superato la soglia di cinque milioni di euro di ricavi.

Se, però, l’ente non svolge alcuna attività commerciale nell’immobile non è necessario verificare l’ulteriore requisito della presenza di un calo di fatturato di almeno il 50% nel mese di riferimento (articolo 28, comma 5).

Discorso diverso, invece, per gli enti non profit che svolgono anche attività commerciali, in via non esclusiva o prevalente.

In questo caso, occorrerà valutare l’impiego dell’immobile condotto in locazione/leasing.

Se quest’ultimo è adibito esclusivamente allo svolgimento dell’attività istituzionale, per beneficiare del credito l’ente non dovrà aver superato i cinque milioni di ricavi nel periodo di imposta precedente (relativamente alla parte commerciale dell’attività), ma non dovrà anche dimostrare di aver subito una diminuzione di fatturato di almeno il 50% rispetto ai mesi di marzo, aprile e maggio del periodo precedente.

L’utilizzo misto

Questione ancora diversa per gli immobili a utilizzo “misto”, al cui interno siano svolte entrambe le attività (istituzionale e commerciale).

È il caso, ad esempio, di un’associazione culturale che utilizzi i propri locali per l’attività ricreativa (istituzionale) e per la somministrazione di alimenti e bevande (commerciale).

A questo riguardo, come precisato nel documento di prassi, occorrerà verificare la sussistenza di entrambi i presupposti (soglia di ricavi e calo del fatturato), seppure con criteri diversi tenuto conto del contenuto del contratto di locazione.

Più nello specifico, se il contratto di locazione individua la quota parte di canone imputabile a ciascuna attività – istituzionale e commerciale – la valutazione dei presupposti riguarderà solo la parte corrisposta per quest’ultima l’attività.

Diversamente, qualora sia pattuito un canone unico, bisognerà individuare con criteri oggettivi la quota parte relativa ai locali destinati all’attività istituzionale, ad esempio facendo ricorso ai criteri di bilancio ai fini dell’imputazione di costi e ricavi.

Bonus sanificazione locali

Per contenere i costi legati alla riapertura in sicurezza delle attività, gli enti potranno valutare anche due ulteriori crediti d’imposta legati all’adeguamento degli ambienti di lavoro (articolo 120) e alla sanificazione e acquisto di dispositivi di protezione individuale (articolo 125).

La prima misura prevede per associazioni, fondazioni e altri enti privati compresi gli Ets, un credito d’imposta, pari al 60%, delle spese sostenute nel 2020 (per un massimo di 80mila euro) in relazione agli interventi necessari per rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19 (articolo 120).

Il credito è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, come ad esempio, quella per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Quest’ultima misura peraltro viene incrementata con il Dl Rilancio rispetto a quanto previsto dai precedenti decreti.

Agli enti non profit – inclusi Ets ed enti religiosi – spetta, infatti, un nuovo (e più elevato) credito d’imposta, pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e l’acquisto di Dpi e altri dispositivi specificatamente individuati dal legislatore atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, per un massimo di 60mila euro e nel limite complessivo di 200milioni di euro (articolo 125).

La compensazione

Per tutte le tipologie di incentivi sopra descritti gli enti potranno optare per un utilizzo diretto in compensazione del credito d’imposta oppure per la cessione, in tutto o in parte, dello stesso ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Con il blocco delle entrate derivanti dalle quote associative e dai corrispettivi specifici, per molti enti la cessione del credito potrebbe rappresentare una soluzione da valutare con attenzione, tenuto conto che tra i cessionari rientrano anche i locatori.

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