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Credito Bufera sulla Popolare Vicenza Il caso della liquidazione d’oro

È bufera sulla Popolare di Vicenza. Ieri nel question time alla Camera il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha sottolineato che «quando l’iter ispettivo sarà formalmente concluso la Bce, nell’ambito del single supervisory mechanism, cui partecipa Banca d’Italia, valuterà» per l’istituto «l’adozione di ulteriori azioni sotto il profilo della vigilanza». Sembra poi rafforzarsi l’ipotesi di un’azione di responsabilità contro l’ex amministratore delegato Samuele Sorato, che secondo alcune agenzie avrebbe incassato una buonuscita vicina a 5 milioni, anche se fonti vicine al board fanno sapere che «tale argomento non è ancora stato oggetto di discussione in consiglio». 
Nel corso dell’interrogazione pubblica, relativa agli accertamenti i cui «risultati saranno formalizzati nelle prossime settimane», il Tesoro ha ricostruito la vicenda, rilevando come la Popolare vicentina in relazione alle prime evidenze e dietro sollecitazione della Vigilanza «ha provveduto alla nomina di un nuovo amministratore delegato», Francesco Iorio, «in sostituzione del precedente e rinnovato le prime linee del management», e che l’azione degli ispettori è stata recepita «integralmente nella semestrale approvata» a fine agosto chiusa con perdite per oltre un miliardo, e «dove i coefficienti patrimoniali sono scesi sotto il minimo dell’8%» in seguito al «disconoscimento del capitale delle azioni oggetto di finanziamento da parte della stessa Vicenza».
Sotto la lente i finanziamenti per quasi un miliardo erogati ai clienti della banca per l’acquisto di azioni dell’istituto, azioni che non possono però far parte del patrimonio di vigilanza. Contestualmente, rileva ancora il ministero dell’Economia, sono state avviate misure per rafforzare il patrimonio «quali l’emissione di uno strumento finanziario subordinato e la delibera di un’operazione di aumento di capitale». Infine Baretta ha sottolineato che la cessione dell’ex sede di Bankitalia a Vicenza alla Popolare presieduta da Giovanni Zonin è «stata condotta tramite procedure di vendita con asta rivolte all’intero mercato nazionale» e le procedure «sono state condotte con l’ausilio di un advisor selezionato con asta pubblica».
«Un film horror», è stato definito il dossier vicentino dai deputati M5s, mentre il leghista Filippo Busin ha accusato il governo di «vergognosi silenzi».
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